Sul tavolo di Palazzo Chigi le proposte per interventi immediati di riequilibrio del canale bancario
Tassi alti come i carburanti: nello sportello bancario, come alla pompa, vale ormai la stessa legge asimmetrica: i costi schizzano in alto alla velocità della luce ma mostrano un’estrema pigrizia a scendere.
La denuncia lanciata dalla Cna
Per l’associazione, a carico di artigiani e microimprese, il denaro resta carissimo, configurando una pesante distorsione di mercato. A parità di condizioni economiche, il credito costa molto di più proprio a chi richiede piccoli importi per far quadrare i conti.
Tassi alti: la distorsione del piccolo credito e il divario Nord-Sud
Nei dati Cna una forbice d’accesso penalizzante per i prestiti di importo contenuto fino a 50mila euro. E’ la tipologia più utilizzata dal tessuto produttivo italiano per pagare i fornitori, superare tensioni di cassa o comprare un nuovo macchinario. Il Taeg medio nazionale per i finanziamenti destinati agli investimenti si attesta al 3,96%, scendendo al 3,58% per le grandi operazioni sopra il milione di euro. Poi, la quota vola al 6,08% per i micro-prestiti fino a 50mila euro.
Uno scenario di “tassi alti” ancora più drammatico quando l’esigenza aziendale vira sulla pura liquidità a breve termine. In questo comparto, a fronte di un tasso medio del 4,95%, le piccole imprese pagano un Taeg dell’8,73% per i piccoli importi. E registrano un differenziale record di 5,19 punti percentuali rispetto ai concorrenti più strutturati. Un quadro aggravato dalla forte dispersione territoriale e dal tradizionale divario a svantaggio del Mezzogiorno.
Investimenti al Sud e Isole
Il tasso medio sale al 4,54% (6,30% sotto i 50mila euro), contro il 3,76% registrato nel Nord-Est.
Liquidità al Sud e Isole
Tocca il picco massimo del 9,55% per le micro-operazioni, a fronte dell’8,23% registrato nelle regioni del Nord-Est.
Dispersione regionale
I costi più pesanti d’Italia si registrano in Valle d’Aosta (5,30%) e Calabria (5,02%), mentre le condizioni migliori si rilevano in Liguria (3,43%) e Lazio (3,60%).
L’appello di Costantini: “Rischio rinvio investimenti”
Anche analizzando l’indice di rischiosità e la probabilità di default delle aziende, il divario geografico non si azzera. Al Sud le imprese più sicure (rischio inferiore all’1%) pagano comunque il 3,76%, mentre quelle a rischio elevato arrivano al 6,14%.
“Per una piccola impresa un finanziamento da 30 o 50mila euro può fare la differenza tra agganciare la digitalizzazione o fermarsi”, commenta il presidente Cna Dario Costantini. Ed evidenzia come i tassi attuali restino più che doppi rispetto ai livelli minimi registrati nel 2021 (quando il TAEG per gli investimenti viaggiava all’1,61%).
Cosa fare?
Per evitare che la stretta monetaria continui a soffocare l’economia reale dei territori, la Cna chiede interventi immediati di riequilibrio del canale bancario. Le proposte sul tavolo del governo prevedono un potenziamento strutturale delle garanzie pubbliche, il rilancio strategico del sistema dei Confidi e l’adozione di criteri di valutazione del merito creditizio meno burocratici. Cose che servono a premiare la storia d’impresa oltre i meri algoritmi finanziari.