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Cronaca

Papa Leone a Lampedusa: “Il mondo diventi più umano per tutti”

Il primo leader mondiale a deporre una corona di fiori sull'isola. La nuova polemica a distanza con Trump. Il messaggio di un bambino: "Avevo perso tutto"

di Maria Graziosi -


Papa Leone è arrivato a Lampedusa. All’aeroporto è stato accolto dal sottosegretario alla presidenza del consiglio Alfredo Mantovano, che gli ha dato il benvenuto sull’isola. Il Pontefice ha deciso di dedicare la prima tappa del suo viaggio apostolico sull’isola, alla memoria dei migranti morti durante la traversata dall’Africa e dal Medio Oriente a quella che è stata definita, non a caso e non a torto, come “la porta d’Europa”. E proprio la porta d’Europa, un’istallazione artistica che rende concreta l’idea, è stata attraversata da Leone. Che, peraltro, durante la preghiera al cimitero ha pure perduto la papalina, portatagli via dal vento.

Papa Leone a Lampedusa

La prima tappa del viaggio di Papa Leone a Lampedusa ha previsto la tappa al cimitero. Dove ha deposto una corona di fiori in memoria dei migranti deceduti. È il primo leader mondiale che si reca a rendere omaggio alle vittime della tratta e del grande business dell’immigrazione clandestina. Altri, tanti e sicuramente troppi, hanno fatto solo chiacchiere alimentando polemiche. Il Pontefice, invece, s’è inginocchiato là dove riposano uomini, donne e persino bambini, come il piccolo Youssef, uccisi dal sogno del benessere.

La polemica con Trump

La visita a Lampedusa di Papa Leone arriva proprio all’indomani della nuova (ed ennesima) polemica con il solito Trump. Il presidente americano, celebrando il 4 luglio, ha puntato decisamente il dito contro i migranti. Addossando loro pure la “colpa” di essere latori del “comunismo”. Prevost aveva già ricordato agli Usa di essere una nazione che è diventata grande proprio grazie alle migrazioni. E che, come ricorda la storia, è stata proprio fondata da migranti. “Abbiamo bisogno gli uni degli altri”, ha ricordato Leone a Trump. Insieme al Papa, a Lampedusa, c’erano monsignor Alessandro Damiano, arcivescovo di Lampedusa, il parroco, don Carmelo Rizzo, e il cardinale Baldo Reina, vicario della diocesi di Roma, ma agrigentino di origine.

“Il mondo diventi più umano, per tutti”

La visita di Papa Leone a Lampedusa è proseguita con l’inaugurazione della targa già benedetta dal predecessore Bergoglio al Molo Favaloro. Che, da oggi in poi, sarà intitolato proprio a lui. E si chiamerà Molo Francesco. “Questo è un luogo in cui le parole parlano più dei gesti, ma i gesti, per gli esseri umani, hanno bisogno di un cuore, per questo ci siamo radunati qui, per attingere dal Cristo l’amore che solo lui può darci perché il mondo di oggi e di domani sia più umano per tutti”, ha affermato il Pontefice. Che ha aggiunto: “Il fatto che abbiate voluto intitolare il Molo Favaloro a Papa Francesco è segno del legame che il mio predecessore ha stabilito con la vostra comunità e con i fratelli e le sorelle migranti. Il Papa vi è stato vicino in questo tempo per voi molto impegnativo. E oggi sono qui per dirvi che il Papa continua ad accompagnarvi, vi sostiene e vi incoraggia”.

Il messaggio del piccolo Leo

A Lampedusa, Papa Leone ha prestato ascolto al biglietto che gli è stato letto da un bambino. Che si chiama come lui. Leo. E che gli ha scritto: “Caro Papa, sono super emozionato di incontrarti! 10 anni fa la mia storia è iniziata qui a Lampedusa. Ero da solo e avevo perso tutto, soprattutto la mia mia mamma. Mi dicono che ho smesso di piangere solo quando mi hanno dato un pallone fatto di carta, da quel giorno il pallone è rimasto nel mio cuore e io non ho mai smesso di giocare. Spero tanto che questa palla che ti regalo adesso possa arrivare a un altro bimbo e farlo felice proprio come me. Grazie”. Una storia commovente.


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