“Estranei”, su Rai2: intervista a Kel Giordano
“Estranei”, su Rai2: una storia di famiglia identità e appartenenza
Dal 9 ottobre, su Rai2, Kel Giordano sarà uno dei protagonisti di Estranei, la nuova serie Rai 2 di Cosimo Alemà. Sul piccolo schermo lo vedremo interpretare Bisan Singh, italiano di seconda generazione e vero “doppio outsider”: non si è mai sentito completamente accolto né dalla comunità italiana né da quella sikh. Un passato difficile, il riformatorio, poi la Legione Straniera e il ritorno a Correggio quando scompare il cugino.
Bisan Singh è un «doppio outsider»: non si è mai sentito pienamente accolto né dalla comunità italiana né da quella sikh. Qual è stata la chiave per interpretarlo?
“La chiave, per me, è stata non interpretare Bisan come “diviso a metà”. Bisan è entrambe le cose. Da una parte viene guardato come uno straniero; dall’altra non vuole aderire alle aspettative della propria comunità e della sua famiglia. Ho cercato di portare tensione in cose molto concrete: nel fatto che sia sempre pronto a difendersi, nella fatica che fa a fidarsi davvero. Bisan ha imparato a reagire prima ancora di capire se qualcuno lo sta attaccando. Non perché sia aggressivo, ma perché si è abituato a sentirsi giudicato o frainteso”.
Quanto pesano le esperienze vissute, sul modo in cui affronta il ritorno a Correggio e la scomparsa del cugino?
“Pesano molto. Il riformatorio è una ferita: Bisan ha vissuto l’esperienza di essere punito dopo aver reagito a una situazione di violenza e di discriminazione. La Legione, invece, è stata anche un modo per darsi una nuova forma, una disciplina, forse perfino per reinventarsi lontano da tutto quello che gli faceva male. Quando torna a Correggio, queste due esperienze riemergono. Bisan ha un rapporto molto diretto con l’ingiustizia: se sente che qualcuno viene giudicato troppo in fretta o lasciato solo, non resta fermo. Il problema è che tende a intervenire impulsivamente e, a volte, prima di avere tutti gli elementi. È uno che prova a proteggere gli altri, ma non è altrettanto bravo a proteggere se stesso”.
Per lui Correggio rappresenta una casa, una ferita ancora aperta o entrambe le cose?
“Entrambe le cose. Bisan direbbe probabilmente che Correggio è un posto da cui vuole solo ripartire: è lì che ci sono sua sorella, suo padre, le persone che hanno fatto parte della sua vita e anche i suoi ricordi”.
Al di là della fiction, ti è capitato di confrontarti con persone cresciute tra culture diverse?
“Sì, ho conosciuto persone cresciute tra codici culturali, familiari e sociali diversi. La cosa che mi ha colpito è quanto spesso venga fatta loro una domanda che, forse, non faremmo a chiunque altro: “Ma tu da che parte stai?”. Come se una persona dovesse scegliere una sola appartenenza per essere comprensibile agli altri”.
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