Tra energia e Ai, l’Europa e l’ultima chiamata del futuro
Basta davvero poco, all’Europa, per precipitare nel baratro della recessione. Un altro choc, un solo piccolo (o grande) scossone e il Vecchio Continente crolla. Per il Fondo Monetario internazionale, la prospettiva migliore è quella di “una crescita mediocre quest’anno che si protrarrà nel medio termine”. Eppure, il 2026 era iniziato alla grande. Poi è successo tutto quello che sappiamo. Da Hormuz alle raffinerie. Col risultato che quello “slancio di crescita mostrato nella prima metà di quest’anno” si attenuerà “verso la fine del 2026 e nel 2027, poiché gli elevati prezzi globali delle materie prime continuano a essere trasferiti a consumatori e imprese”.
Inchiodati a una “crescita mediocre”
Capito? La guerra la paghiamo noi. Se non è stagflazione questa, poco ci manca. La sentenza è nei numeri: “La crescita nell’area dell’euro, esclusa l’Irlanda, è prevista all’1,2% quest’anno e all’1,1% nel 2027”. Per rilanciare l’Europa, a quanto risulta pure al Fondo monetario internazionale, servirebbe un piano da 800 miliardi di euro. Ohibò, la stessa cifra (e la stessa idea…) che Mario Draghi s’ostina a proporre e che Bruxelles, con altrettanta ostinazione, s’impegna regolarmente a insabbiare e a dribblare tra milestones, traguardi, obiettivi e buoni proposito che restano sulla carta dei comunicati stampa e non trovano altro che l’opposizione dei falchi. Ovunque essi volteggino.
Il mondo corre su “una gamba sola”
Se l’Europa piange, il mondo non ha granché da ridere. Ha detto la signora Kristalina Georgieva che l’economia globale si regge su una gamba sola. E cioè sull’intelligenza artificiale. Lo ha confermato il governatore della Fed Kevin Warsh. Secondo cui l’Ai anzi la Si (super-intelligenza “In America la chiamiamo così”, ci ha tenuto a specificare), “cambierà la conduzione della politica monetaria e cambierà l’economia reale”. Per Warsh si tratta del “cambiamento più significativo per l’economia americana e mondiale nella mia vita, fino a questo momento”. L’Ai, anzi la Si, per Warsh è uno choc ma “uno choc positivo nel medio termine” che comporterà “un beneficio enorme per l’economia mondiale, per l’economia americana”.
Tra Ai ed energia, dove sta l’Europa?
Non così tonificante, però, potrebbe essere l’effetto sull’economia europea che, come abbiamo ormai imparato, è ancora ai blocchi di partenza nella lunga e perigliosa corsa all’intelligenza artificiale. La stessa Georgieva ha ribadito che è “urgente regolamentarla” e ha paragonato i rischi del boom a quelli di un’automobile monoposto di Formula 1 che sbanda e si schianta in maniera rovinosa. Per il Fmi, il 10 per cento dei lavori attuali sono suscettibili di finire profondamente trasformati dall’impatto dell’intelligenza artificiale. Potrebbero sparire tutti quegli impieghi basati sulla ripetitività. Insomma, nulla di nuovo. Così come non è per niente una novità il fatto che vanno adeguate reti elettriche e che l’energia rappresenta il primo obiettivo per garantire operatività e una transizione adeguata alle nuove tecnologie digitali. Un altro comparto in cui la Vecchia Europa è praticamente assente, esposta, fragile. Vuoi vedere che lo choc dell’Ai sarà quello che tramortirà l’Ue?
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