Farage sfida l’establishment: dimissioni, accuse e una corsa rischiosa a Clacton
Il leader di Reform UK lascia Westminster e rilancia: un by‑election “popolo contro apparato di potere”
Nigel Farage ha annunciato le dimissioni da deputato di Clacton, aprendo la strada a elezioni suppletive che lo vedranno nuovamente candidato. Una mossa definita “un atto di sfida” verso un establishment che, sostiene, vorrebbe colpirlo con “mezzi scorretti e illeciti”. Farage ribadisce di “non aver fatto nulla di male” e di non aver violato alcuna norma, nonostante le crescenti contestazioni sulle sue finanze personali.
I guai di Farage
La pressione su Reform UK è ormai intensa. Farage è al centro di un’indagine parlamentare per un donazione da 5 milioni di sterline ricevuta dal finanziere Christopher Harborne, mentre nuove rivelazioni riguardano presunti contributi non dichiarati dell’imprenditore George Cottrell, che avrebbe finanziato sicurezza, staff e alloggi del leader prima della sua elezione.
Farage ritiene che le verifiche sulle donazioni siano diventate “uno strumento politico” e paragona le restrizioni imposte dal Labour a quelle “di un Paese comunista”. Sostiene inoltre che la somma ricevuta da Harborne sia stata “una vincita alla lotteria”, necessaria a coprire costi di sicurezza che definisce ingenti.
La sfida al potere
La decisione di dimettersi arriva dopo settimane di scrutinio serrato da parte dei media britannici. Nel frattempo, i conservatori preparano già la battaglia elettorale nel collegio. Il leader euroscettico punta a trasformare il voto in un referendum sulla sua figura: “Saranno gli abitanti di Clacton a giudicare le mie azioni”, afferma, promettendo di “lottare per vincere” in una sfida che definisce “popolo contro establishment”.
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