Fatima Ezzahra El Mansouri, la prima donna alla guida del governo di Rabat
La svolta storica è avvenuta in Marocco, dopo le legislative dello scorso 23 settembre.
Per la prima volta nella storia del Marocco sarà una donna a guidare il governo. Re Mohammed VI ha affidato martedì 29 settembre a Fatima Ezzahra El Mansouri, 50 anni, l’incarico di capo dell’esecutivo e il mandato di formare la nuova squadra di ministri. L’annuncio è arrivato dal ministero della Casa reale, del Protocollo e della Cancelleria, al termine dell’udienza concessa dal sovrano nel Palazzo reale di Rabat.
La scelta applica l’articolo 47 della Costituzione del 2011, che impone al re di individuare il premier all’interno del partito uscito primo dalle urne per la Camera dei rappresentanti. È il caso del Partito autenticità e modernità (Pam), di cui El Mansouri coordina la direzione collegiale. In un sistema nel quale il sovrano conserva ampie prerogative, al capo del governo spetta coordinare l’azione dei ministri e risponderne davanti al Parlamento.
I dati
Alle legislative del 23 settembre il Pam ha conquistato 97 dei 395 seggi, dieci in più rispetto al 2021, scavalcando il Raggruppamento nazionale degli indipendenti (Rni), il partito del premier uscente Aziz Akhannouch, sceso da 102 a 66 deputati. Terzo l’Istiqlal con 65 seggi. Il risultato più sorprendente riguarda gli islamisti del Partito della giustizia e dello sviluppo (Pjd), risaliti da 13 a 54 eletti dopo il tracollo di cinque anni fa.
Sullo sfondo resta la disaffezione degli elettori: secondo i dati ufficiali del ministero dell’Interno, su circa 15,8 milioni di iscritti alle liste si è recato alle urne appena il 38 per cento degli aventi diritto, contro circa il 50 per cento del 2021. È una delle affluenze più basse dall’ascesa al trono di Mohammed VI nel 1999, peggiore solo quella del 2007.
La corsa alla maggioranza
Il primo compito della premier incaricata sarà aritmetico. Per governare servono 198 voti alla Camera e al Pam ne mancano 101. Il Pjd ha già annunciato che resterà all’opposizione, per cui gli osservatori guardano a un’intesa con l’Istiqlal e con altre forze. I tre partiti della coalizione uscente, Pam, Rni e Istiqlal, insieme arriverebbero a 228 seggi, ma i rapporti tra Pam e Rni si sono irrigiditi nei mesi precedenti il voto, anche per le accuse sul passaggio di eletti da una formazione all’altra.
Completata la squadra, i ministri saranno nominati dal sovrano su proposta del capo del governo, che dovrà poi presentare il programma alle due Camere e ottenere la fiducia dei deputati.
Subito dopo l’incontro con il re, El Mansouri ha promesso un esecutivo “all’altezza delle aspettative” del sovrano e dei cittadini, sottolineando il valore storico della nomina e il segnale che essa rappresenta per le donne marocchine.
Da Marrakech a Rabat
Nata a Marrakech il 3 gennaio 1976, El Mansouri è avvocata e si è formata tra l’Università Mohammed V di Rabat, l’Università di Montpellier e la Pace University negli Stati Uniti. Viene da una famiglia legata alle istituzioni: il padre, Abderrahmane El Mansouri, è stato pascià di Marrakech e ambasciatore negli Emirati arabi uniti.
Ha aderito al Pam nel 2008, anno in cui il partito nacque su iniziativa di Fouad Ali El Himma, oggi consigliere del re. L’anno seguente, a 33 anni, è diventata la prima donna sindaca di Marrakech. Deputata dal 2011 al 2021, nel 2021 è tornata a guidare la città e poche settimane dopo è entrata nel governo Akhannouch come ministra dell’Assetto del territorio, dell’Urbanistica e dell’Abitazione. Da sindaca ha istituito un organismo consultivo dedicato all’equità e alle pari opportunità di genere; da ministra ha seguito, tra l’altro, i programmi di edilizia popolare e la ricostruzione delle zone colpite dal terremoto dell’Al Haouz del settembre 2023.
Le sfide aperte
Il suo mandato si apre in un Paese segnato dal malcontento giovanile, esploso nell’autunno 2025 con le proteste della generazione Z su sanità, scuola e lavoro, e impegnato a preparare i Mondiali di calcio del 2030, che ospiterà insieme a Spagna e Portogallo.
Il precedente tunisino
Con questa nomina il Marocco diventa il secondo Paese arabo ad affidare il governo a una donna. Il primato spetta alla Tunisia, dove Najla Bouden ricevette l’incarico proprio il 29 settembre del 2021 e dove dal marzo 2025 l’esecutivo è guidato da Sarra Zaafrani Zenzri. Tra le due svolte corre, al giorno, un intervallo di cinque anni.
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