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Nessy Guerra, tre mesi reclusa in casa che non valgono come pena. E l’ex marito ne richiede la lapidazione

Egitto, la sanremese condannata per aduleterio

di Priscilla Rucco -


Tre mesi senza mettere piede fuori dalla porta, con la figlia di tre anni accanto e tre agenti armati di guardia all’abitazione giorno e notte. Eppure, per la giustizia egiziana, quel tempo non conta. Nessy Guerra, 27 anni, originaria di Sanremo, ha saputo solo nelle ultime ore che i mesi trascorsi in una sorta di reclusione domestica non verranno scalati dalla pena di sei mesi di carcere inflittale per “adulterio”. A questa notizia se ne aggiunge un’altra, ancora più inquietante: l’ex marito, Tamer Hamouda, in un video diffuso sui social avrebbe evocato la richiesta di una lapidazione pubblica della donna, nel caso in cui lei rifiutasse di tornare a vivere con lui.

Una reclusione che non conta

La vicenda di Nessy guerra torna prepotentemente a far parlare. La giovane madre racconta di non concedersi più nemmeno un’ora d’aria e di non poter accompagnare la bambina neanche per una breve passeggiata. Il problema, osserva la sua legale, l’avvocata Agata Armanetti, è giuridico prima ancora che umano: l’ordinamento egiziano non conosce l’istituto degli arresti domiciliari. Di conseguenza la sorveglianza a cui è sottoposta non può essere considerata pena già espiata e, se la condanna diventasse definitiva, i sei mesi andrebbero scontati per intero in cella.

Guerra ha riferito anche un episodio di pochi giorni fa. Invitata a cena dal proprietario dell’appartamento insieme alla figlia e ai genitori, è scesa al piano inferiore dello stabile, con l’ingresso affacciato su un giardino. Gli agenti, vedendola, si sarebbero avvicinati e uno di loro avrebbe portato la mano alla pistola davanti alla piccola. A riportare la calma, secondo il suo racconto, è stato il padrone di casa.

L’ultimatum dell’ex marito

Il video sulla lapidazione, pena che il codice penale egiziano non prevede, è soltanto l’ultimo tassello di un lungo braccio di ferro psicologico e non solo. A metà settembre Hamouda aveva fatto recapitare alla legale dell’ex moglie una lettera, redatta in arabo e in italiano, con una proposta senza margini: risposarsi subito e pubblicamente. In caso di rifiuto, avrebbe sollecitato l’esecuzione della condanna e chiesto che la bambina, Aisha, fosse consegnata alla nonna paterna. Già a maggio era circolato un documento, presentato come contratto matrimoniale, che vincolava la donna a una serie di obblighi sulla sua “libertà personale.

Sull’uomo, come ha ricordato la Farnesina, pesa in Italia una condanna definitiva per stalking, maltrattamenti e lesioni. A giugno era stato arrestato in Egitto per le minacce rivolte al console onorario d’Italia a Hurghada, località sul mar Rosso, per poi tornare libero dopo il versamento di una cauzione di poco superiore agli 80 euro.

Dal fascicolo archiviato alla Cassazione

La vicenda giudiziaria nasce proprio da una sua denuncia. Secondo la ricostruzione di Guerra, l’accusa era stata archiviata due volte nel 2024, ma nel 2025 un nuovo procuratore ha riaperto il fascicolo, a suo dire oltre i termini e senza elementi nuovi. Decisive per l’accusa tre testimonianze, tra cui quella di un italiano amico dell’ex marito che lei sostiene di non aver mai incontrato. La condanna di primo grado è del 19 febbraio scorso, confermata in appello il 28 aprile. La difesa si è rivolta alla Cassazione egiziana, ma i tempi si annunciano lunghi.

Il primo luglio la donna era stata prelevata di notte con la figlia e portata in una stazione di polizia del Cairo, per essere poi rilasciata dopo l’intervento del ministro degli Esteri Antonio Tajani presso l’omologo egiziano Badr Abdelatty. Il titolare della Farnesina ha poi reso noto di aver avanzato, tramite l’ambasciata, una richiesta formale di grazia presidenziale. In Italia, per inciso, l’adulterio ha smesso di essere reato alla fine degli anni Sessanta.

Il problema dell’affidamento

Resta aperta la questione più delicata, quella sull’affidamento della minore. Una sentenza del dicembre 2024 ha assegnato la bambina alla nonna materna, ma la famiglia paterna l’ha impugnata e la prossima udienza è fissata per il 7 ottobre. Sulla piccola grava, inoltre, un divieto di espatrio voluto dal padre – che di fatto impedisce a madre e figlia di rientrare in Italia. Proprio per non separarsi da Aisha, Guerra è rimasta in Egitto, continuando a chiedere al governo italiano una soluzione che, a distanza di mesi, tarda ad arrivare.

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