Fatto Quotidiano: dal dogma al peso della realtà
Dopo il caso Minetti sgonfiato ora la tegola delle richieste di risarcimento milionarie
Esiste un giornalismo che non ricerca solo la verità, ma la conferma alle proprie convinzioni: il cosiddetto “metodo Travaglio”, un meccanismo oliato dove un’inchiesta del Fatto Quotidiano ha già una conclusione prestabilita.
Il caso Minetti sgonfiato
L’ultimo esempio di questo corto circuito, il caso di Nicole Minetti e della grazia concessale dal Quirinale. Per settimane, il quotidiano ha cavalcato la vicenda che ha lambito il Colle, mettendo in discussione i presupposti umanitari del provvedimento firmato da Sergio Mattarella.
Quando però la Procura Generale di Milano ha smontato il castello di carte, il caso si è sgonfiato. Invece di prenderne atto, il quotidiano di Travaglio ha innescato la sua abituale linea.
La “linea” del Fatto Quotidiano
La smentita dei fatti presentata “al condizionale”, suggerendo che la verità sia altrove, magari sepolta da magistrati che non hanno voluto sentire i testimoni. Quella donna, presentata come una gola profonda ai lettori innamoratisi dell’idea di veder tremare le istituzioni, non ha mai avuto però alcuna veste di testimone giudiziario. Si trattava di una fonte che, dopo aver raccontato una versione dei fatti, ha deciso di correggere il tiro e ritrattare.
Eppure, per il Fatto, questa non è la prova di un errore di verifica, ma l’ennesimo capitolo di una vicenda da alimentare.
Il finanziamento pubblico
Una superiorità morale inscalfibile, per una testata ove campeggia l’orgoglioso slogan: “Non riceve alcun finanziamento pubblico”. Una verità che ne custodisce pure un’altra. La società editrice ha regolarmente presentato domanda per ottenere i contributi per l’editoria (oltre 750mila euro per le copie 2023), salvo poi annunciare con clamore di volervi “rinunciare” solo quando il mercato 2026 ha dato segnali positivi. Una sorta di paracadute pubblico richiesto “per prudenza”.
I nervi a fior di pelle
Il culmine del “metodo”, sulla trasparenza. Travaglio la esige legittimamente da tutti, ma reagisce con i nervi a fior di pelle se qualcuno prova a guardare in casa sua. Lo ha dimostrato la reazione furibonda al recente Pulp Podcast, dove i conduttori hanno osato chiedere conto della presunta opacità di alcuni finanziamenti. La risposta? Non il dialogo, ma l’annuncio di querele a muso duro. Un atteggiamento che conferma la regola aurea del metodo: la trasparenza è un dovere da pretendere solo dagli avversari.
La richiesta di risarcimento
Ora, la tegola dei primi cinque milioni di euro di risarcimento chiesti da Minetti e Cipriani. Dal sospetto al dogma, dal dogma al peso della realtà.
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