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Politica

Fine vita, archiviazione per Cappato e Zaia chiede una legge nazionale

La richiesta della Procura di Como sul caso del musicista Scalas, la posizione dell'ex governatore del Veneto

di Maria Graziosi -


Luca Zaia torna sul tema, spinoso, del fine vita e ha chiesto l’introduzione di una legge nazionale. Intanto arriva la richiesta di archiviazione per Marco Cappato, l’esponente radicale che di ciò ha fatto una battaglia politica. L’ex governatore del Veneto, oggi presidente del consiglio regionale, ha rilasciato un’intervista a Il Giornale in cui è tornato a battere sull’argomento. Ha snocciolato dati e numeri, è tornato a chiedere con forza che il Parlamento si assuma la responsabilità di legiferare su uno degli argomenti bioetici più sentiti e dibattuti. Insomma, che la politica si assuma la responsabilità di governare. Una battaglia che Zaia sta portando avanti da tempo, scuotendo il dibattito dentro e fuori Lega e centrodestra.

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Zaia e il fine vita

Le parole di Zaia sul fine vita sono importanti perché scateneranno il dibattito. “Penso che vadano rispettate le posizioni di tutti. Però dobbiamo ricordarci che in questo Paese manca una legge nazionale sul fine vita, che faccia finalmente chiarezza e tuteli completamente i malati. Questa legge va varata”, ha spiegato l’ex Doge. Che ha proseguito. “E poi c’è un’altra cosa da dire a questo proposito. Il 22 dicembre del 2017 in questo Paese è stata approvata una legge che si chiama ’Disposizioni anticipate di trattamento’. Per capirci: il testamento biologico. Questa legge mi permette di andare dal notaio e stabilire che, nel momento in cui non sono più in grado di decidere sulla mia vita, intendo rinunciare alla alimentazione forzata, ad alcuni farmaci, alle cure intensive come la ventilazione meccanica. Il mondo è completamente cambiato”.

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Chiesta l’archiviazione per Cappato

Non solo Zaia: la novità arriva dalle aule di tribunale e sul fine vita riguarda (anche) Marco Cappato. I magistrati della Procura di Como, infatti, hanno chiesto al giudice per le indagini preliminari l’archiviazione della sua posizione nell’ambito del procedimento sulla morte in Svizzera di Massimiliano Scalas. Il musicista, toscano, era malato da tempo di sclerosi multipla, si trovava in uno stato che gli provocava sofferenze fisiche e psichiche intollerabili, riconosciute dagli stessi magistrati. Dal punto di vista giurisprudenziale, a far la differenza è stata la lontana, ma sempre attuale, sentenza sul caso di Dj Fabo. L’attualità è legata, come detto dallo stesso Zaia, alla mancanza di una legge organica e nazionale che definisca il fine vita.


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