Fondi antiviolenza avanti tutta: ritardi solo causa Regioni
La Corte dei conti promuove la manovra nazionale. In un Paese ancora segnato da troppi femminicidi e da una massiccia dose di violenza sommersa tra le mura domestiche, un'azione coordinata e tempestiva è l'unica vera barriera per salvare vite umane
Fondi antiviolenza, la Corte dei conti promuove la spesa ma avverte: “Troppi ritardi e differenze tra Regioni”.
La delibera della Corte dei conti
Un fiume di risorse, per i fondi antiviolenza, che ha permesso di potenziare la rete di protezione. Però si scontra ancora con burocrazia lenta e profonde disuguaglianze geografiche. È la fotografia scattata dalla Sezione centrale di controllo della Corte dei conti. La (Delibera n. 48/2026/G ha analizzato la gestione del Fondo per le pari opportunità destinato al sostegno delle donne vittime di violenza e dei loro figli.
Il verdetto dei magistrati contabili è chiaro: i soldi ci sono e vengono spesi, ma i servizi sul territorio non viaggiano tutti alla stessa velocità.
Investiti 458 milioni, ma le case rifugio sono ancora sotto gli standard Ue
L’analisi, che copre il bilancio del periodo 2017-2025, mette in luce uno sforzo finanziario senza precedenti. Tra stanziamenti statali (401,6 milioni di euro) e contributi regionali (56,2 milioni), sul piatto sono stati messi 457,8 milioni di euro. Una cifra enorme, gestita dal Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio, che risulta interamente spesa e rendicontata per finanziare centri antiviolenza, case rifugio e progetti di prevenzione.
Questo motore economico ha permesso di allargare la rete di salvataggio rispetto all’ultimo controllo del 2016, allineando l’Italia agli impegni della Convenzione di Istanbul e dell’Agenda ONU 2030. C’è però un “ma”: nonostante la crescita, il numero di strutture di accoglienza attive in Italia rimane inferiore agli standard quantitativi richiesti dall’Europa.
Il nodo dei ritardi e il divario tra Nord e Sud
La Corte dei conti ha evidenziato forti criticità nella macchina organizzativa locale. Il problema principale non è la mancanza di fondi, quanto la capacità delle singole Regioni di scaricarli a terra. Emergono forti disomogeneità nella qualità del supporto e, soprattutto, una preoccupante lentezza nella ripartizione dei finanziamenti e nella trasmissione dei dati sui monitoraggi.
I magistrati contabili segnalano come positivi i passi avanti sull’autonomia economica delle donne (empowerment) e sulla formazione degli operatori, ma chiedono uno scatto di crescita su tre fronti.
In celerità, per garantire tempi rapidi e continuità nell’assegnazione delle risorse ai centri in prima linea.
Sull’uniformità, superando i divari territoriali per offrire gli stessi standard di protezione da Nord a Sud.
Circa la prevenzione culturale. Serve strutturare percorsi educativi contro gli stereotipi di genere direttamente nelle scuole.
L’efficacia di queste misure non è una questione burocratica, ma di sopravvivenza. In un Paese ancora segnato da troppi femminicidi e da una massiccia dose di violenza sommersa tra le mura domestiche, un’azione coordinata e tempestiva è l’unica vera barriera per salvare vite umane.
Torna alle notizie in home