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Economia

La pace (per il riarmo?) delle sorelle latine: summit Italia-Francia

Dalla Difesa al Trattato del Quirinale: quanti, dossier aperti al bilaterale ad Antibes

di Cristiana Flaminio -


E poi niente: l’Italia e la Francia decidono di incontrarsi, in un summit ufficiale, e la musica cambia. Sembrava un’altra giornata come le altre. L’ennesimo venerdì perduto in attesa del weekend. Certo, in Borsa si stappavano magnum di champagne dopo gli annunci di Trump. Debitamente “smentiti” da Teheran. Sicuro, gas e petrolio hanno iniziato a perdere prezzo e slancio in attesa del prossimo assist smargiasso dalla Casa Bianca alla Big Oil a stelle e strisce. C’era l’Ecofin, ecco. Tutto è andato come previsto. Il “dazio carbonico” (finalmente lo chiamano per nome, senza più nascondersi dietro a chissà quale arzigogolo ideologico) è confermato. Il Cbam va avanti, anche se Giorgetti ha detto che dovrà essere migliorato in fase di trilogo. Il sì dell’Italia puzza di compromesso lontano un miglio.

Summit Italia e Francia ma prima c’è l’Ecofin

E, del resto, Bruxelles si fa pagare carissima le briciole di flessibilità che ha concesso al nostro Paese. Chi, però, pensa che sia una partita già chiusa a 14 miliardi in tre anni (e sotto mille e una condizioni) si inganna. Perché proprio il ministro italiano all’Economia ha detto che “l’energia resta una questione cruciale” e che “gli elevati costi” della bolletta “possono trasformarsi in un rischio sistemico”. Che inciderebbe sulla “competitività europea”. Occhio, dice Giorgetti nel messaggio ad Assopannelli, che qui viene giù tutto. E, difatti, già la Bundesbank sancisce che sarà un’altra annata da incubo per la Germania. La crescita non supererà il mezzo punto di Pil, l’inflazione si stabilizzerà al 2,9%. Quella sulla flessibilità è una partita ancora aperta. E Dombrovskis lo sa. Prende tempo, annunciando che la Commissione “darà maggiori dettagli” su quali saranno le misure ammissibili all’applicazione della clausola nazionale di salvaguardia per l’energia. E, intanto, tenta di riportare tutti i Paesi membri a più miti consigli affermando che prima di tutto bisogna “concludere” il Pnrr “entro la fine di agosto”. Poi c’è da incassare, a Bruxelles. Ma questa (per ora) è un’altra storia.

L’annuncio che cambia tutto

Insomma, un banale venerdì pre-estivo. Il solito venerdì da passare già sognando l’aperitivo. E invece, no. Nel pomeriggio è arrivata la notizia più interessante di tutte. Udite, udite: Italia e Francia si incontreranno per un bilaterale. Per la prima volta, da quando s’è insediata Giorgia Meloni, ci sarà il summit Italia-Francia, anzi date le circostanze, il tête-à-tête, con Emmanuel Macron. Non è un mistero che i due leader non si siano mai presi. Ma l’appuntamento del 25 giugno ad Antibes non è mica il falò di confronto di Temptations Island. Le simpatie c’entrano poco. È una questione strategica. Quello che sappiamo, al momento, è che Emmanuel Macron e Giorgia Meloni si incontreranno circondati da uno stuolo di ministri. Per l’Italia, il ministro degli Esteri Antonio Tajani, dello Sviluppo economico italiano Adolfo Urso e del vice ministro dei Trasporti Edoardo Rixi, per parte francese, del responsabile degli Esteri Jean-Noel Barrot, dell’Economia Roland Lescure e dei Trasporti, Philipp Tabarot.

Quanti manager…

E sappiamo, ancora, che saranno molti di più i manager e gli imprenditori che faranno da corte ai politici. È previsto, naturalmente, un Business Forum a Le Cannet. Dicono da Parigi che l’incontro servirà a mettere “in luce le complementarità economiche e industriali tra Francia e Italia, nonché le numerose opportunità di cooperazione in settori chiave quali la mobilità e il settore ferroviario, l’aeronautica e lo spazio, la transizione energetica, le infrastrutture, il digitale, la sanità, l’industria e le tecnologie innovative”. Ohibò, tutti temi caldissimi. Tutti argomenti spinosi, tutti discorsi ciascuno a suo modo centrale per il futuro non solo dei Paesi coinvolti nell’incontro ma dell’Europa intera. Di sicuro mente chi vi parlerà di un inedito. Non c’è proprio nulla di nuovo. Tranne, forse, le prospettive.

…e quante domande!

Sarà, per caso, l’occasione per fare un check sul Trattato del Quirinale siglato nell’ormai lontanissimo 2021? O, piuttosto, può essere un momento utile a far ingelosire quel furbacchione di Friedrich Merz che prima ha lanciato Roma nella battaglia per la competitività e poi ha lasciato l’Italia (da sola) a battagliare a Bruxelles? O, più banalmente, sarà l’occasione per trovare la quadra attorno ai dossier (economici, ça va sans dire) ancora aperti tra Italia e Francia? A cominciare, magari, proprio dalla Difesa dopo che il progetto Fcas, e l’alleanza franco-tedesca sull’aeronautica militare, è naufragato definitivamente? Sarà, forse, che Leonardo – giusto per dirne una – è ritenuta molto più affidabile o quantomeno affabile rispetto a Dassault dagli amici di Airbus e Thales? Chissà. Lo scopriremo tra poco meno di due settimane.


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