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Giustizia

Referendum Giustizia: perché il fronte del No vacilla tra ideologia e realtà

Analisi della spaccatura a sinistra sul Referendum Giustizia: dalle ammissioni di Toninelli al Sì di Pisapia. Perché le tesi del fronte del No appaiono fragili

di Anna Tortora -


La metamorfosi del No: tra barricate ideologiche e verità nascoste

Il dibattito sulla Riforma della giustizia si accende in vista del referendum, delineando una frattura profonda che attraversa trasversalmente l’area della sinistra e il Movimento 5 Stelle. Se da una parte il fronte del No sceglie la via dello scontro frontale, evocando pericoli per la tenuta democratica, dall’altra una parte consistente della sinistra riformista e figure storiche del civismo sembrano pronte a sostenere una svolta definita moderna, liberale e garantista.

L’offensiva di chi si oppone al cambiamento è guidata da Enrico Grosso, presidente del Comitato per il NO, che usa toni di estremo allarme. Secondo Grosso, la riforma “mette in pericolo la vita di tutti i cittadini” e rappresenta “un attacco senza precedenti al principio di autonomia della magistratura”. Si tratta di una posizione netta, che punta a presentare il provvedimento come un vulnus insanabile per l’equilibrio dei poteri, dipingendo uno scenario quasi apocalittico.

Tuttavia, questa narrazione basata sul “pericolo democratico” viene messa seriamente in discussione proprio da chi quel sistema lo ha sempre criticato dall’interno. In un’intervista rilasciata a Il Foglio, l’ex ministro del M5s Danilo Toninelli ha espresso una valutazione che suona come una smentita radicale alle tesi catastrofiste di Grosso. “La Riforma della Giustizia è corretta tecnicamente”, ha dichiarato l’ex ministro, smontando di fatto l’idea che si tratti di un testo pericoloso o scritto male.

Le parole di Toninelli scoperchiano una realtà fatta di calcoli politici che prescindono dal merito del testo. Egli rivela come il sorteggio fosse nel DNA del Movimento 5 Stelle e ammette “Io li conosco tutti e tutti sono d’accordo con la riforma ma non accettano che l’abbia fatta il Governo Meloni”. È una dichiarazione che sposta il piano del confronto: l’opposizione non è sulla qualità della norma, ma sulla firma in calce ad essa. Toninelli aggiunge inoltre un dettaglio fondamentale su Beppe Grillo: “Non so come vota Grillo, ma per lui il sorteggio è uno strumento democratico fantastico, l’unico anti casta”.

Questa spaccatura è confermata dal fatto che la Sinistra riformista non sembra affatto intenzionata a rimangiare i propri ideali sulla giustizia solo per fare opposizione al Governo. Giuliano Pisapia, figura simbolo della sinistra milanese ed ex sindaco, è stato categorico nell’annunciare: “Voterò Sì al referendum sulla giustizia”. Una posizione che non resta isolata, ma che raccoglie l’adesione di nomi pesanti come Pina Picerno, Ettore Rosato e Cesare Salvi, oltre a molti altri che vedono in questa riforma l’approdo naturale di una cultura garantista mai sopita.

Mentre il fronte del No si ostina a rifiutare una riforma moderna e liberale, tacciandola di essere un attentato alla magistratura, i fatti dicono altro. Se perfino le voci più critiche del passato ne riconoscono la validità tecnica e i leader del riformismo progressista decidono di sostenerla, le barricate del Comitato per il No appaiono sempre più come un estremo tentativo di difendere uno status quo ormai stinto.

La fine del pregiudizio: la Giustizia oltre le bandiere

La resistenza del fronte del No sembra scontare un limite invalicabile: l’incapacità di scindere il merito della Riforma dalla sua paternità politica. Se un esponente come Toninelli ammette che i suoi compagni di partito “sono tutti d’accordo” ma votano contro solo per non darla vinta all’avversario, cade il castello di carte dell’emergenza democratica evocata da Enrico Grosso. Allo stesso modo, il sostegno di Pisapia e dei riformisti dimostra che il garantismo non ha colore politico. In questo scenario, l’opposizione alla riforma appare come una trincea ideologica a difesa di un sistema correntizio, mentre il Paese attende una giustizia che sia finalmente moderna, efficiente e uguale per tutti.

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