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Esteri

Fuga dal Pentagono: lascia anche il Segretario alla Marina John Phelan

L'Iran conserva ancora migliaia di missili e droni d'attacco

di Ernesto Ferrante -


La guerra all’Iran scatenata da Donald Trump per assecondare le mire espansionistiche del premier israeliano Benjamin Netanyahu, continua ad avere ricadute sui vertici Usa. Il Segretario alla Marina degli Stati Uniti, John Phelan, lascerà l’incarico “con effetto immediato”. Ad annunciarlo è stato il Pentagono, senza fornire ulteriori spiegazioni per l’improvvisa decisione. L’addio di Phelan segue la rimozione del capo di Stato maggiore dell’esercito, Randy George, e di altri due alti ufficiali all’inizio di questo mese.

L’abbandono con effetto immediato di Sean Parnell

Phelan “lascia l’amministrazione, con effetto immediato”, ha affermato il portavoce del Dipartimento della Guerra, Sean Parnell, in una dichiarazione su X, aggiungendo che sarà sostituito ad interim dal sottosegretario Hung Cao. Fonti informate hanno parlato di forti attriti con il capo della Difesa, Pete Hegseth.

I numeri dei feriti tra i soldati Usa e i dubbi sulle stime

Gli scossoni interni alla catena di comando della Difesa americana si stanno intensificando mentre circolano nuove cifre sui feriti tra i militari americani nell‘Operation Epic Fury, ribattezzata “Epstein Fury”, dagli oppositori interni ed esterni del tycoon: ad oggi sono 400 secondo il nuovo bilancio fornito oggi dal Defense Casualty Analysis System. La maggioranza sono soldati dell’Esercito, 271, con 64 membri della Marina, 19 marines e 46 avieri. Dall’inizio del conflitto sono 13 i militari caduti nel conflitto, in base alle stime ufficiali, anche se non pochi mettono in dubbi questi numeri.

Il Pentagono sconfessa Trump

Potrebbero essere necessari fino a sei mesi per liberare completamente dalle mine piazzate dagli iraniani lo stretto di Hormuz. A comunicarlo è stato lo stesso Pentagono al Congresso, aggiungendo che è improbabile che un’operazione del genere possa essere svolta prima della fine della guerra tra Usa e Iran. Un alto funzionario della Difesa, stando al Washington Post, lo ha sostenuto durante un briefing classificato che si è svolto martedì scorso alla commissione Forze Armate della Camera.

La tempistica presentata, che smentisce la narrativa trumpiana, è stata accolta negativamente sia da democratici che repubblicani, dal momento che implica che i prezzi di petrolio e gas rimarranno elevati anche molto dopo l’eventuale accordo di pace.

L’Iran non è stato piegato

Teheran avrebbe piazzato oltre 20 mine nello Stretto di Hormuz e alcune sono state posizionate a distanza, usando tecnologia Gps, cosa che ha reso difficile alle forze Usa localizzarle mentre venivano sistemate. Mentre altre, hanno spiegato ancora gli ufficiali statunitensi, sono state messe usando dei piccoli barchini.

Dopo settimane di bombardamenti, la Repubblica islamica conserva più capacità militari di quanto la Casa Bianca e il Pentagono dicano pubblicamente. A riportarlo non sono i Pasdaran, ma Cbsnews citando diverse fonti Usa informate sull’intelligence, precisando che circa la metà degli arsenali di missili balistici e i loro sistemi di lancio erano ancora intatti all’inizio del cessate il fuoco l’8 aprile scorso. Inoltre, il 60% delle forze navali dei Guardiani della Rivoluzione è intatto, compresi i motoscafi veloci usati per gli attacchi.

In una nota consegnata al Congresso dal capo dell’agenzia di intelligence militare, il generale James Adams, si legge che “l’Iran conserva migliaia di missili e droni d’attacco che possono ancora minacciare gli Usa e le forze dei suoi partner in tutta la regione, nonostante la riduzione delle sue capacità”.


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