Nuvole nere sul Medioriente: Iran e Libano tra negoziati e guerra
Tregua prorogata, ma nessuno scenario è escluso
La decisione di Donald Trump di prorogare la tregua sarebbe stata dettata da una dozzina di ragioni. Secondo l’agenzia iraniana Tasnim, Washington o Tel Aviv potrebbero sfruttare l’effetto sorpresa per nuovi attacchi. I funzionari di Teheran stanno monitorando attentamente tale possibilità e non sottovalutano nessuno scenario. Trump ha affermato che i colloqui con gli iraniani potrebbero essere “possibili” già venerdì, ma dalla Repubblica islamica non sono arrivate conferme. Il tycoon non è più credibile. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, si è limitato solo a confermare la proroga del cessate il fuoco.
La condizione di partenza dell’Iran per trattare
“Gli Stati Uniti devono cessare la loro ‘violazione del cessate il fuoco’ prima di qualsiasi nuovo ciclo di negoziati”, ha avvertito l’ambasciatore iraniano all’Onu Amir-Saeid Iravani al media iraniano Shargh. “Non appena verrà revocato il blocco, il prossimo ciclo di negoziati si terrà a Islamabad – ha aggiunto Iravani -. L’Iran è pronto a qualsiasi scenario. Non siamo stati noi a iniziare l’aggressione militare. Se cercano una soluzione politica, siamo pronti. Se cercano la guerra, l’Iran è pronto anche a quella”.
Oltre alla capacità militare di colpire le basi americane nella regione e il territorio israeliano, bucando il suo sistema di difesa multistrato, l’Iran sta sfruttando il peso dello Stretto di Hormuz, un’autostrada “digitale” vitale anche per i cavi internet nei Paesi del Golfo Persico.
Lo Stretto di Hormuz
Due delle navi attaccate ieri dai Guardiani della rivoluzione nello Stretto di Hormuz sono in custodia dei Pasdaran per essere condotte in Iran. Le imbarcazioni sono state identificate come MSC Francesca ed Epaminondas. I sequestri sono una risposta ad analoghe azioni Usa. In una nota si legge che “avrebbero operato senza autorizzazione, violato ripetutamente le norme, manipolato i sistemi di ausilio alla navigazione e cercato di uscire di nascosto dallo Stretto di Hormuz, mettendo in pericolo la sicurezza marittima”.
Telefonata tra Araghchi e Tajani
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e il ministro degli Esteri Antonio Tajani hanno discusso telefonicamente della situazione, scambiandosi opinioni. Tajani ha fatto sapere di aver ribadito al suo collega la necessità di continuare il dialogo di Islamabad, di raggiungere un accordo di pace e di garantire la libertà di circolazione a Hormuz. Il titolare della Farnesina ha evidenziato l’importanza di tutelare i Paesi dell’area del Golfo e di non procedere nell’uso militare del nucleare.
I colloqui sul Libano
Sono in corso comunicazioni “per estendere la scadenza del cessate il fuoco” tra Israele e il Libano. Lo ha reso noto il presidente libanese Joseph Aoun alla vigilia del secondo round di colloqui a Washington tra i due Paesi, previsto per oggi, dopo che il 16 aprile è stata concordata una tregua di 10 giorni giorni. In un post su X, Aoun ha specificato che le trattative sono basate “su una completa cessazione delle aggressioni israeliane, il ritiro israeliano dai territori libanesi, il ritorno dei prigionieri, il dispiegamento dell’esercito ai confini internazionali e l’inizio della ricostruzione di quanto distrutto durante questa guerra”.
Al quotidiano Aljoumhouria, fonti ufficiali di Beirut hanno rivelato che il Paese dei Cedri chiederà una proroga del cessate il fuoco di 20, 40 giorni. Durante l’incontro a Washington a livello di ambasciatori, stando alle notizie, si parlerà della sede e della tempistica dei negoziati diretti.
Gli attacchi israeliani contro il territorio libanese hanno danneggiato o distrutto oltre 62mila unità abitative. I raid israeliani hanno causato la morte di oltre 2.400 persone. Dall’inizio della guerra con Hezbollah, oltre un milione di residenti sono stati costretti a lasciare le proprie abitazioni a causa dei bombardamenti.
Il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato la morte di un secondo militare che partecipava alla missione Unifil in Libano, rimasto gravemente ferito nell’attacco attribuito ad Hezbollah di sabato scorso. In un post su X Macron ha scritto: “Il caporale Anicet Girardin, rimpatriato ieri dal Libano dove era stato gravemente ferito da combattenti di Hezbollah, è morto questa mattina a causa delle sue ferite. È morto per la Francia”.
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