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Furto con strappo, la Consulta dice no alla lieve entità

di Francesco Tiani -


Con la sentenza n. 171/2025, depositata il 27/11, la Corte costituzionale ha respinto le questioni di legittimità costituzionale sollevate dai Tribunali, sul reato di furto con strappo (art. 624-bis, commi 2 e 3 c.p.). Nella parte in cui esso non consente di applicare una diminuzione di pena, fino a un terzo, nei casi in cui il reato presenti caratteristiche tali da renderlo di “lieve entità”.

La struttura del reato di Furto con strappo

Al centro della decisione vi è la struttura stessa del reato, qualificato dalla Corte come fattispecie “compatta”, in relazione all’omogeneità della sua portata offensiva. Secondo i giudici costituzionali, la natura del reato implica sempre un’interferenza fisica nella sfera personale della vittima tramite un contatto, che seppur mediato dalla sottrazione dell’oggetto, supera di per sé la soglia del mero pregiudizio patrimoniale.

La Consulta osserva che è proprio questo aspetto a rendere ardua l’individuazione di ipotesi minori che giustifichino l’introduzione di un attenuante generalizzata, considerando inoltre che la pericolosità dello strappo non risiede soltanto nell’atto sottrattivo, ma nella potenzialità di trasformarsi in pochi istanti in un’aggressione più grave, con cadute o lesioni.

Il rischio che lo scippo provochi conseguenze dannose ulteriori, sia materiali che psicologiche, è infatti ritenuto sufficiente a legittimare un trattamento sanzionatorio uniforme. La decisione richiama soprattutto l’impatto simbolico del reato, perché episodi di furto con strappo, anche quando il “bottino” è modesto, generano un forte senso di vulnerabilità nelle vittime e nella collettività, incidendo sulle abitudini quotidiane e alimentando un diffuso sentimento di insicurezza.

Ed è proprio questo il punto più rilevante sotto il profilo sociale. In un contesto urbano già provato da forme di microcriminalità ripetuta, la scelta della Corte Costituzionale sembra intercettare la percezione dei cittadini, che spesso leggono nello scippo non solo un’offesa economica quanto una violazione intima della propria libertà che inibisce la possibilità di muoversi senza timore. La sentenza richiama un’esigenza essenziale, quella di garantire ai cittadini il diritto di poter godere degli spazi pubblici in sicurezza, perché una comunità vive davvero solo quando nessuno è costretto a limitare la propria libertà per paura.


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