L’ultimo colpo di piatto di Gianni Cazzola: il jazz e poi il silenzio
Il malore sul palco come epilogo di una vita consacrata al jazz. L'abbraccio commosso di Tullio De Piscopo
Morire mentre si suona per un jazzista è quasi un destino scritto nella partitura della vita. La scomparsa di Gianni Cazzola, 88 anni, avvenuta durante un concerto al Gemia Swing Club di Busto Arsizio, possiede quel tratto romantico che appartiene alle storie dei grandi musicisti. Un uomo che si spegne mentre fa ciò che lo ha definito per oltre sessant’anni, con le mani sulla batteria e il pubblico davanti a sé. Un epilogo che sembra uscito da un romanzo di jazz, dove la morte non interrompe la musica ma la chiude con un ultimo, silenzioso colpo di piatto.
Un finale tragico e romantico, quasi scritto dalla musica
Cazzola si è accasciato all’improvviso durante l’esibizione. I soccorsi sono stati immediati, il trasporto in ospedale rapidissimo, ma il suo cuore non ha retto. Solo due mesi fa, nello stesso locale, aveva festeggiato il suo compleanno suonando. Un rito che racconta meglio di qualsiasi biografia la sua idea di vita.
Il ricordo struggente di Tullio De Piscopo
Il primo a dare la notizia è stato Tullio De Piscopo, amico fraterno dal 1965. Il suo ricordo è uno squarcio di dolore: “Notizia bastarda che mi ha strappato il cuore…Con te bastava uno sguardo per intendersi e lasciare parlare i nostri tamburi”. Parole che non sono solo un omaggio, ma la testimonianza di un legame musicale e umano che ha attraversato decenni di palchi, notti, improvvisazioni. “Il tuo ritmo, il tuo sorriso e la tua umanità resteranno per sempre nel cuore di tutti i musicisti”, ha scritto De Piscopo, con un saluto che sembra un abbraccio.
Gianni Cazzola, sette decenni accanto ai giganti del jazz
La carriera di Cazzola è una mappa del jazz italiano. Nato nel 1938 a San Giovanni in Persiceto, debutta giovanissimo con Franco Cerri, poi entra nel Quintetto Basso-Valdambrini, diventando una presenza imprescindibile della scena nazionale. In sette decenni di attività ha suonato con giganti assoluti: Billie Holiday, Chet Baker, Dexter Gordon, Sarah Vaughan, Gerry Mulligan, Lee Konitz. Ha fondato l’Italian Repertory Quartet, collaborato con Dado Moroni, partecipato più volte a Umbria Jazz, rappresentato l’Italia nel circuito radiofonico europeo. La sua batteria ha accompagnato anche la musica leggera, dalle incisioni di Mina con Pino Presti alle collaborazioni con Augusto Martelli.
La citazione sull’Enciclopedia Treccani è il segno di una statura artistica che ha superato i confini del genere. Custode della tradizione, instancabile sperimentatore, Cazzola ha suonato fino al tramonto della sua vita. L’ultimo colpo di piatto è il finale di una tragedia attraversata da una bellezza struggente. Il jazz, in fondo, è questo: trasformare il dolore in ritmo. I funerali si terranno domani, alle ore 14, nella chiesa di Sant’Edoardo a Busto Arsizio.
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