I giovani? Sanno leggere solo le parole
Stiamo crescendo una generazione di lettori veloci ma ciechi alla complessità
Le celebrazioni e i toni entusiasti sull’ultimo Rapporto Ocse-Pisa descrivono un parziale trionfo nazionale: come leggono i giovani?
L’Italia agguanta 474 punti in lettura
Supera così la media dei paesi industrializzati e compie persino lo storico sorpasso sulla declinante Finlandia. Eppure, dietro questa medaglia di cartone luccica un’ombra densa: la scuola italiana fatica ancora a fare da reale ascensore sociale per i ragazzi più svantaggiati.
La verità è che stiamo crescendo una generazione di lettori veloci ma ciechi alla complessità.
Il paradosso
Si annida in quello che gli esperti definiscono “analfabetismo da sovraccarico”. I nostri quindicenni sanno scorrere un testo, ne decodificano rapidamente la trama lineare, ne estraggono le informazioni più evidenti. E il 76% di loro raggiunge senza troppi problemi questo livello base.
È la lettura superficiale dell’era digitale
Una navigazione rapida, ottimizzata per catturare l’istante. Ma se si prova a sottoporre loro un editoriale, una tesi argomentativa, o semplicemente un testo che richieda di leggere tra le righe?
Qui il meccanismo si inceppa brutalmente. Ciò che inquieta maggiormente è la progressiva e inesorabile sparizione del lessico. Gli adolescenti faticano a cogliere l’ironia, le sfumature di significato e i nessi di causa-effetto non immediati. Ormai disabituati alla subordinazione, si rifugiano in un linguaggio sintetico e paratattico, fatto di frasi cortissime e termini-jolly mutuati dalle piattaforme social.
È un analfabetismo da accumulo
La sovrabbondanza di stimoli digitali frammentati consuma il tempo dell’attenzione profonda e della memorizzazione a lungo termine. Si accumulano frammenti, si perde il senso d’insieme. Questa desertificazione linguistica non è un fenomeno isolato, ma si specchia in un contesto familiare debole. Un adulto italiano su tre soffre infatti di analfabetismo funzionale o di competenze linguistiche insufficienti.
I figli di queste famiglie rientrano in case dove la povertà lessicale è già la norma. Il rischio reale è che questo lessico in via d’estinzione confini i futuri cittadini in un eterno presente di slogan e istruzioni elementari, incapaci di interpretare contratti, leggi o la complessità stessa della società in cui vivono. Il sorpasso statistico si rivela così un’illusione ottica: sappiamo ancora leggere le parole, ma stiamo dimenticando come si legge il mondo.
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