Rientro in classe, il caldo nelle aule diventa un’emergenza del Paese
La prima campanella dell’anno scolastico 2026-2027 è suonata per un Paese che, ancora una volta, si presenta all’appuntamento con un problema irrisolto nel tempo: il caldo nelle aule. Non è più soltanto una criticità locale legata ai singoli istituti, ma un tema che coinvolge l’intero sistema scolastico italiano, come dimostra la mobilitazione organizzata nei giorni scorsi davanti al liceo Cavour di Roma dalla Rete degli Studenti Medi, che va ben oltre la Capitale. Un problema che riguarda tutto il Paese.
Le rilevazioni disponibili restituiscono un quadro nazionale, non circoscritto ad una singola area geografica. Secondo un’indagine condotta da Tuttoscuola, in Italia nove scuole su dieci risultano prive di un impianto di climatizzazione funzionante, una percentuale che riguarda edifici di ogni ordine e grado, dagli asili nido alle scuole superiori, distribuiti lungo l’intera penisola. Il Lazio si colloca come la regione con la quota più bassa di edifici scolastici attrezzati – appena l’1,6 per cento – ma segnalazioni analoghe arrivano anche da altri territori – come dimostra la mobilitazione registrata in questi giorni anche in provincia di Frosinone – dove studenti e famiglie denunciano le medesime difficoltà legate ad aule surriscaldate e agli infissi non adeguati.
Le richieste degli studenti al Ministero
Il coordinatore della Rete degli Studenti Medi del Lazio, Simone Montori, portavoce di una protesta che intende avere eco anche a livello nazionale, ha definito insufficiente lo stanziamento messo a disposizione dal Ministero dell’Istruzione, quantificato in circa 20 milioni di euro per l’intero territorio nazionale destinati alla climatizzazione degli edifici scolastici.
Una cifra che, spalmata sul numero complessivo di istituti coinvolti, si tradurrebbe secondo gli studenti in un contributo di poche decine di euro per singola aula, del tutto inadeguato rispetto alla portata del problema. Per questo motivo la Rete chiede un intervento coordinato tra Governo, Regioni ed enti locali, sollecitando un piano organico e pluriennale di adeguamento degli edifici, che non si limiti a interventi emergenziali negli anni in cui le temperature risultano più critiche.
I dati dell’emergenza climatica ricorrente
A rendere ancora più concreto il problema sono i dati sulle temperature registrate nelle ultime settimane. Secondo l’analisi della piattaforma Worklimate, su cento giornate monitorate settantasette sarebbero state caratterizzate da condizioni climatiche estreme, un dato che aiuta a spiegare perché il tema del caldo nelle scuole non riguardi più soltanto il mese di giugno, a ridosso della fine delle lezioni, ma sia diventato una criticità già presente nei primi giorni del mese di settembre.
Il fenomeno non è passato inosservato ai sindacati. Già lo scorso 31 agosto Cisl e Cisl Scuola avevano chiesto un confronto urgente alle singole amministrazioni regionali, evidenziando anche i rischi per la salute di studenti e personale scolastico legati alla permanenza in ambienti surriscaldati. Sul fronte sindacale si è mossa anche l’Usb, che ha lanciato una campagna nazionale di sensibilizzazione, invitando docenti, personale non docente, studenti e famiglie a segnalare gli istituti che riaprono senza garantire condizioni ambientali adeguate.
Le responsabilità di enti locali e dirigenti scolastici
Le difficoltà non sono una novità: già alla fine dello scorso maggio diversi istituti, a partire da quelli romani, avevano registrato temperature elevate nelle aule, con lezioni in condizioni di evidente disagio. Anche i dirigenti scolastici sollecitano da tempo interventi più decisi: le associazioni di categoria denunciano da anni la necessità di una programmazione strutturale sugli edifici, non più rinviabile alla luce dell’aumento delle giornate di caldo estremo registrato negli ultimi anni.
Le amministrazioni locali annunciano piani di intervento che tuttavia, in molti casi, prenderanno il via solo nei prossimi mesi, lasciando aperto il nodo del caldo proprio nei giorni dell’avvio delle lezioni. La Rete degli “Studenti Medi” ha annunciato che continuerà a monitorare la situazione in tutto il territorio nazionale ha già raccolto segnalazioni istituto fin dal primo giorno di scuola, con l’obiettivo di documentare le criticità e sollecitare, in questo modo, risposte concrete da parte delle istituzioni competenti ad ogni livello.
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