INGIUSTIZIA – Gli assalti dei maranza e il cappello della politica
Le devastazioni e i saccheggi di questi fine settimana sono un fenomeno nuovo e sorprendente soprattutto perché dovuti a minorenni, ragazzini a partire da 11 anni. Eppure già dalle prime reazioni viene la conferma di una lunga tradizione di connivenze con le frange violente da parte della politica soprattutto quando si parla delle violenze della piazza, assunta come un’unità astratta, metafisica, il luogo del conflitto necessario e della speranza di rinascita e quindi della giustificazione. Una larga fetta di politici di sinistra, anche di casa nostra, non riesce proprio a prendere le distanze senza se e senza ma dai manifestanti violenti e a solidarizzare con le forze dell’ordine.
Deve sempre trovare una scusante, una lettura che nulla c’entra con i fatti di cronaca. D’altronde cosa possiamo aspettarci da chi considera un’eroina Ilaria Salis, incapace di una parola di accondiscendenza verso le forze dell’ordine neanche di fronte ai feriti. Europarlamentare di Alleanza Verdi e Sinistra, secondo le dichiarazioni riportate dalla stampa, nei primi giorni di ottobre Salis ha auspicato una mobilitazione studentesca italiana sull’esempio di quella francese, richiamando le condizioni della scuola e il diritto al dissenso. Le proteste francesi hanno registrato anche episodi di violenza.
Questo rende legittima una domanda politica: quando si sostiene una mobilitazione, come si marca con chiarezza il confine tra protesta pacifica e comportamenti criminali? Non esistono elementi per sostenere che Salis abbia invitato a compiere violenze o che le sue dichiarazioni abbiano causato gli scontri italiani.
La critica, dunque, riguarda la chiarezza del messaggio pubblico, non una responsabilità penale o causale non dimostrata. Ma chi sono i figli di seconda e terza generazione dell’immigrazione.
La rabbia contro le istituzioni
Giovani, in alcuni casi giovanissimi, arabi e africani pronti a sfoggiare la propria rabbia contro le istituzioni, anzi più semplicemente dotati di una vitalità smodata incapace di essere incanalata e pronti a sfogarla appena ne hanno occasione. Dalle nostre parti, in Italia, sono al tempo temuti e derisi, per codici e per abbigliamento: tute di squadre da calcio, marchi famosi, borsello, “scarpe da pusher” o, addirittura, in calze con le ciabatte, come è capitato di vedere durante gli ultimi scontri in occasione delle manifestazioni pro Pal.
È sufficiente il pretesto dell’impegno per la Palestina ad unire gli sforzi dei giovani maranza e a trasformarli in potenziali rivoluzionari, con l’energia e la volontà che manca agli antagonisti di casa nostra. Intanto, per un attimo, stacchiamo lo sguardo dallo scenario locale e andiamo in Francia. Perché dall’altra parte delle Alpi c’è chi questa comunanza di intenti la vede e vuole alimentarla. Anche in Francia, come sempre, si cerca di dare una struttura politica al disagio, al malessere e alle vere o presunte ingiustizie sociali.
Dei punti di contatto sui due versanti delle Alpi ci sono. Vivere in un paese che non è quello di origine dei loro genitori, confrontarsi con difficoltà di integrazione che dipendono da conflitti di tradizioni, anche religiose che da parte loro implicano un sostanziale rifiuto della nostra educazione cristiana e persino delle nostre abitudini alimentari. Dobbiamo accettare l’idea che il conflitto nasca dal loro rifiuto.
PER TUTTE LE NEWS DI CRONACA
Torna alle notizie in home