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Esteri

Midterm Usa, i timori per la reazione di Trump in caso di vittoria dei democratici

Dal Michigan al Texas, i democratici avanzano nelle sfide decisive per il Senato. Il caso Alaska alimenta il rischio di contestazioni elettorali, mentre crescono le preoccupazioni internazionali per Iran e Nato

di Giuseppe Ariola -


Le elezioni di midterm negli Stati Uniti potrebbero trasformarsi in una pesante sconfitta per Donald Trump. Alla vigilia del voto del 3 novembre, i sondaggi indicano il netto vantaggio dei democratici in per il controllo del Senato. Un risultato che ridimensionerebbe il potere della Casa Bianca e senza dubbio acuirebbe lo scontro politico a Washington e non solo.

Secondo i dati attribuiti agli ultimi sondaggi del New York Times e del Siena College, i democratici sarebbero infatti in vantaggio in cinque delle sette competizioni considerate cruciali per il controllo del Senato. In Michigan, Abdul El-Sayed raggiungerebbe il 53% contro il 42% del repubblicano Mike Rogers. In Texas, James Talarico supererebbe Ken Paxton con il 50% contro il 43%. Nel Maine, Troy Jackson sarebbe avanti sulla senatrice uscente Susan Collins con il 51% contro il 45%. Scenario favorevole anche in Ohio, dove Sherrod Brown otterrebbe il 49% contro il 44% di Jon Husted, e in Kansas, con Adam Hamilton accreditato del 49% contro il 44% del senatore repubblicano Roger Marshall.

Più incerte le competizioni in Alaska e Iowa. Ma qualora confermati, questi pronostici modificherebbero sensibilmente gli equilibri al Congresso. E incendierebbero il clima politico, cosa in parte che sta già avvenendo in queste ore.

Alaska, il caso Sullivan rischia di incendiare il dopo voto

Il caso più eclatante è quello dell’Alaska, al centro di una potenziale controversia elettorale. La candidatura di Daniel J. Sullivan, dal nome quasi identico a quello del senatore repubblicano uscente Dan Sullivan, ha sollevato sospetti su una possibile manovra per confondere gli elettori.

Al punto che sarebbe già stata avviata un’indagine dell’FBI con tanto di ispezioni e perquisizioni a tutto campo. La vicenda, ovviamente, potrebbe offrire alla Casa Bianca un argomento per contestare presunte irregolarità. In Alaska come in altri Stati, presentando ricorsi e richieste di riconteggio.

La retorica muscolare di Trump

Come se non bastasse, a rendere il clima ancora più incandescente sono state alcune dichiarazioni di Trump durante i comizi in Kansas e Iowa. Dall’affermazione secondo cui avrebbe potuto vincere la guerra del Vietnam in una settimana, a quella per la quale con lui alla guida il successo in Afghanistan sarebbe arrivato in un periodo ancora più breve. Parole che confermano lo stile muscolare della retorica del tycoon e che sono destinate a suscitare nuove polemiche.

Non solo negli Stati Uniti, ma anche nel resto del mondo. Sul fronte internazionale, infatti, si teme che una sconfitta repubblicana possa favorire un ulteriore irrigidimento della politica estera Statunitense, soprattutto nei confronti dell’Iran. L’ipotesi più allarmante riguarda una ripresa dei bombardamenti americani e israeliani, con il rischio di una nuova escalation in Medio Oriente.

Nato e sicurezza europea, le incognite dopo il voto

Anche – e forse soprattutto – per questo le capitali europee seguono con apprensione le elezioni di Midterm negli Usa. Il timore è che un indebolimento politico dell’attuale amministrazione possa accentuare le tensioni anche con gli alleati della Nato. Magari con nuove minacce di riduzione della presenza militare statunitense nel continente. Una strategia che consentirebbe all’attuale inquilino della Casa Bianca di recuperare, almeno in parte, il terreno perso sul fronte Maga.

Di contro, però, un eventuale disimpegno americano avrebbe conseguenze importanti per la sicurezza europea, soprattutto in un contesto caratterizzato dalle pressioni della Russia di Putin. Insomma, se gli Usa si preparano a scegliere il nuovo assetto politico, il risultato delle urne potrebbe avere conseguenze ben oltre Washington.

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