Senza zuccheri aggiunti – Il dispettuccio è la cattiveria dei vigliacchi
Il dispettuccio è la cattiveria dei vigliacchi, quella che si ferma un centimetro prima di diventare un gesto di cui rispondere. Perché a fare del male bisogna avere il fegato di esporsi. Chi vive di dispettucci preferisce invece la miseria delle piccole manovre, convinto che una seccatura inflitta possa compensare la propria irrilevanza. È gente che coltiva rancori enormi in personalità minuscole e, quando arriva il momento di affrontare qualcuno, trova il coraggio soltanto per una squallida meschinità da pianerottolo.
La cosa più avvilente è che questi individui rinunciano perfino alla soddisfazione di dichiararsi nemici. Vorrebbero ferire, ma temono il confronto al punto da ridurre la loro rabbia a un fastidio amministrativo, a un intralcio puerile che dovrebbe lasciare l’altro a domandarsi chi sia stato. E intanto si compiacciono della propria astuzia, come se per spostare una sedia quando qualcuno sta per sedersi occorresse un’intelligenza superiore.
A me interessa soprattutto la loro mancanza di dignità. Il rancore dichiarato può perfino meritare una risposta franca; quello travestito da dispettuccio rivela soltanto una schiena troppo molle per reggere il peso delle proprie intenzioni. C’è qualcosa di umiliante nel desiderare tanto una vendetta e riuscire a produrre una seccatura. Si credono vendicatori, ma finiscono per essere i fattorini della propria frustrazione, incaricati di consegnare pacchi di veleno che nessuno ha ordinato.
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