La guerra non va in vacanza: la stangata d’estate
I conti di Confesercenti: ecco quanto ci costano gli aumenti alla pompa
La guerra non va in vacanza, però sa benissimo come rovinarcele. La mazzata arriva dai conti dell’Ufficio Economico di Confesercenti. Che, mettendo insieme rincari, aumenti e stangate, riferisce che, solo in termini di maggiore spesa, le famiglie italiane spenderanno 700 milioni di euro in più. Un salasso.
La guerra non va in vacanza
Si comincia, naturalmente, dalla pompa. Finito il taglio delle accise, s’è tornati ai prezzi pieni. Ciò significa che il prezzo è salito di 13,5 centesimi al litro per la benzina e di ben 23 centesimi per il gasolio. Son bastati dieci giorni, quelli che hanno portato dalle trattative per la pace al nuovo stop per Hormuz per assistere alla stangata da 12 cents al litro. Pronti, via: dal portafogli degli italiani sono già volati via 140 milioni di euro. E se i prezzi rimarranno alti, il conto finale sarà salatissimo. E raggiungerà, appunto, i 700 milioni di euro. Una cifra che è già rilevantissima di per sé. Ma che rischia di rivelarsi come la punta di un iceberg ben più profondo. La Bce ha già iniziato, giustamente, a valutare i cosiddetti effetti secondari della crisi energetica. A Francoforte, in pratica, stanno studiando il “contagio” dell’aumento dei prezzi dell’energia sui beni di largo consumo. A cominciare dal carrello della spesa. Intanto, però, c’è un’altra questione che resta aperta. Se la pompa ci impoverisce, la bolletta rischia di infliggerci la mazzata finale. Già, perché in un’estate così calda come questa, pure accendere i condizionatori diventa un lusso. E, di sicuro, la sorpresa sarà amara per le famiglie.
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Gli effetti per il turismo
Ma i guai, lo sappiamo, sono come le ciliegie. E non si presentano mai da soli. Il problema è che la stangata sui prezzi alla pompa è arrivata proprio in estate. Il periodo delle ferie. E sono ancora tantissimi gli italiani che, complici gli aumenti spropositati dei biglietti aerei (stando ai conti Crc in dieci anni hanno visto addirittura triplicare il loro valore) e dei traghetti (+94% nel decennio, dalla stessa ricerca), si affidano alla vecchia, cara, auto di famiglia. Sperando di dribblare la mazzata. Che, invece, puntualmente arriva. La vacanza, per colpa della guerra, è a rischio. E così sono in pericolo pure gli affari del turismo. “Servono interventi di contenimento dei prezzi, nella modalità che il governo ritiene, ma è urgente un provvedimento, calibrato sulla durata dell’esodo, che restituisca alle famiglie parte di quanto il rialzo delle quotazioni sta già trasferendo sul gettito”, ha tuonato il presidente di Confesercenti Nico Gronchi.
L’analisi di Confesercenti
Che ha aggiunto: “Benzina e gasolio sono spese difficilmente comprimibili, soprattutto d’estate, quando si intensificano gli spostamenti. La maggiore spesa per il pieno dell’auto o del camper, i possibili rincari di voli e traghetti, gli eventuali supplementi carburante e l’aumento delle tariffe del trasporto turistico ridurranno inevitabilmente le risorse che i vacanzieri potranno destinare a consumi, ristorazione, shopping, con un forte impatto negativo per i sistemi economici territoriali”. Chissà, magari può essere pure un’occasione per tentare di abbassare i prezzi degli operatori turistici che già da settimane stanno facendo discutere sui social. “Bisogna dunque agire subito per contrastare la fiammata attuale dei carburanti, ma anche tracciare una strada per il futuro. Gli interventi emergenziali, da soli, non bastano – ha concluso Gronchi – serve una strategia per ridurre la vulnerabilità strutturale del Paese agli shock energetici”.
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