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Vandalismo d’alta quota, quando si colpisce il cuore della montagna

Un atto vile e incomprensibile che offende la montagna calpesta il lavoro dei volontari e cancella simboli che raccontano storia, memoria e rispetto.

di Gianluca Pascutti -


La montagna custodisce storia, memoria e tradizioni tramandate da generazioni. Per questo motivo gli episodi di vandalismo avvenuti su alcune cime oltre i 3.000 metri rappresentano molto più della semplice distruzione di alcuni oggetti. A metà giugno, presumibilmente nella stessa giornata, sono state prese di mira due vette simbolo di questa area alpina, la Vordere Rotspitze (3.033 metri) e l’Orgelspitze, conosciuta anche come Laaserspitze (3.305 metri). Chi ha deciso di devastare i libri di vetta, abbattere gli ometti di pietra e sottrarre simboli commemorativi ha colpito un patrimonio condiviso, dimostrando una totale mancanza di rispetto per l’ambiente alpino e per la comunità che lo vive.

Un gesto che non ha alcuna giustificazione

Raggiungere vette così elevate richiede preparazione, fatica e rispetto per la montagna. È quindi difficile immaginare che simili azioni possano essere frutto di una bravata improvvisata. Distruggere le cassette che custodiscono i libri di vetta significa cancellare testimonianze lasciate da migliaia di escursionisti e alpinisti, pagine che raccontano emozioni, imprese e momenti condivisi con un luogo unico. Non meno grave è la demolizione degli ometti di pietra, storici punti di riferimento costruiti nel tempo per aiutare l’orientamento lungo i percorsi. Pur nell’epoca della tecnologia, questi segnavia continuano a rappresentare un elemento importante della cultura alpina e, in determinate condizioni, possono rivelarsi ancora utili.

Un’offesa alle tradizioni alpine

Chi frequenta la montagna conosce il valore simbolico dei libri di vetta e dei piccoli monumenti presenti sulle cime. Non sono semplici oggetti, ma testimonianze della passione di volontari e associazioni che dedicano tempo e risorse alla loro manutenzione. Anche il furto di una corona commemorativa del Giubileo sull’Hasenöhrl assume un significato particolarmente triste. Non si tratta soltanto della sottrazione di un bene materiale, ma dell’eliminazione di un simbolo che aveva un preciso valore spirituale e commemorativo per chi percorre quei sentieri.

Il rispetto si dimostra con i fatti

Le associazioni locali hanno già iniziato a ripristinare quanto distrutto, confermando ancora una volta lo spirito di servizio che caratterizza il mondo della montagna. Il loro impegno merita riconoscenza, ma non dovrebbe essere necessario intervenire per rimediare ad azioni tanto irresponsabili. È auspicabile che gli autori vengano individuati e chiamati a rispondere delle proprie responsabilità. Non per semplice spirito punitivo, ma perché gesti di questo tipo non possono essere minimizzati o archiviati come semplici bravate.

La montagna vive di memoria

La montagna appartiene a tutti, ma proprio per questo richiede rispetto da parte di ciascuno. Chi sceglie di distruggere ciò che rappresenta la memoria e le tradizioni alpine non danneggia soltanto alcuni manufatti, colpisce il lavoro dei volontari, offende gli escursionisti e impoverisce un patrimonio culturale che dovrebbe essere custodito, non cancellato. Difendere questi luoghi significa difendere la loro storia, affinché le future generazioni possano continuare a viverli con lo stesso senso di appartenenza e di rispetto che li ha sempre contraddistinti.

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