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Cultura & Spettacolo

“Dove sei? Ovunque siate”. La parola di Paolo Albano

di Vincenzo Viti -


Paolo Albano è un intellettuale atipico, un meridionale “educato” al meridionalismo, a un pensiero che declina intelligenza e volontà, un lucano innamorato della sua terra, delle sue città, custode geloso delle tradizioni, gestore e appassionato frequentatore di salotti letterari e di cenacoli specialistici versati nella scienza della formazione tecnico professionale quindi delle classi dirigenti. È autore di una ponderosa eppure godibile e sottile preziosa riflessione edita proprio in queste ore ed esordisce a Potenza.

Il titolo si concentra su una domanda terribile e aforistica: “Dove sei?”. Segue un allegato quasi intimidatorio: “Ovunque voi siate”! Sembra un avviso ai naviganti nel cuore di una traversata difficile eppure illuminata di stelle filanti. Se non che il “dove sei” non postula una risposta collettiva, non si rivolge all’universo mondo. Piuttosto esplora una coscienza sensibile e inquieta, la sua, richiama ad una natura fervida e interrogativa, carica di stupori e di colori, vibrante di poesia, insieme terragna e mediterranea, universale e paesana, arresa al magnetismo della natura che alle durezze della storia. Il tutto declinato in dieci “percorsi di lettura” che predispongono a una divagazione sentimentale ricca di suggestioni, di cronache, di lucido inappagamento e di intrepido coraggio. Circola in ogni pagina la ambizione ad una difficile perfezione qua e là venata di doloroso scetticismo. Insomma si dispiega un intero registro di umori, speranze e pulsioni.

La scommessa di Albano tra la “parola” e il caleidoscopio

Si avverte la forza di una vera scommessa incombente sui doveri della intelligenza: farsi strada con ardimento fra attese e rovine, un procedere in nome di un ottimismo della storia magari temperato dalle evidenze del mondo reale. Paolo Albano non a caso eccelle nel culto della “parola”, ne conosce le magie, le infinite versatilità e parodie, ne evoca sia la natura anfibia che i riflessi oscuri e le evidenze, ne scava le impensabili profondità. Si affaccia così l’elaborato Sillabario del suo mondo civile nelle infinite versioni e travestimenti (“tessere o costruire”: concorrono o cooperano? il tempo è un orizzonte o una inafferrabile dimensione interiore?). L’intera introiezione di sé, il suo sporgersi sul limite dell’impossibile o dell’assurdo pare in effetti un autentico gesto di audacia e di intransigenza morale, una provocazione ai limiti della ragione e della speranza, davvero una scommessa.

L’”Ovunque voi siate” che correda il “Dove sei” della fatale domanda introduttiva di Albano non è solo la estensione di un sé epico e fragile, assertivo e interrogativo, ma è soprattutto una sfida a uscire dal bozzolo di comode fatali insufficienze, per entrare infine in campo aperto. Quello della innovazione e delle grandi scelte. Ciò che significa uscire dal mondo della ginestra e della malvarosa per misurarsi col “teorema”, che Albano evoca, “del caleidoscopio”. Cioè il sortilegio, la vera prova di maturità da vincere. Con il determinante Ufficio della Cultura chiamata più che mai a “salvare il mondo”. Che mi pare una degna conclusione.

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