I capelli, amore per la vita o disperazione
Fotogramma dal film “Dal Polo all’Equatore” di Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi 1986
L’insegnante umiliatrice, che taglia le ciocche di capelli alle due allieve di una scuola di Mestre, è una figura antipedagogica, il racconto che vede protagonista la donna e che in queste ore sta circolando ovunque, è ben definibile come episodio di pedagogia nera, e purtroppo sarà indimenticabile per chi l’ha vissuto.
Non è un caso che a subire la violenza fisica e psicologica siano proprio due allieve. I capelli per le donne in particolare, sono da sempre un loro punto di forza e persino di ribellione.
Le donne che curano i capelli fino all’eccesso e quelle che per disperazione, e abusi subiti fin dall’infanzia, se li strappano, li dilaniano, li distruggono. La tricotillomania è una patologia psicologica molto grave.
Ma tornando all’ “insegnante” che taglia le ciocche di capelli, è nell’episodio specifico, una figura che esercita una violenza che non può trovare alcuna giustificazione, perché ciò che ha messo in scena è prima di tutto un attacco alla bellezza interna ed esterna femminile. Un attacco ai pensieri delle allieve, i capelli sono per ognuna come un giardino infinito di idee.
L’episodio, come dicevo, inscrive il racconto nei peggiori casi di pedagogia nera scolastica che attraversano in queste ore il nostro paese e non solo. La scuola che dovrebbe essere contenitore psicologico dei pensieri buoni e meno buoni degli allievi, a causa di episodi neri di questo tipo si indebolisce agli occhi degli studenti e dei genitori.
Come potrebbe essere altrimenti? Nel mio recente libro “Wittgenstein urlava a scuola” racconto come invece Matilde, insegnante precaria nel lavoro e in amore, cerca di rivoluzionare una scuola che contempla l’urlo come metodo “educativo”, ebbene, tutto ciò che è urlo, ‘taglio’, svilimento, scoraggiamento, è sempre diseducativo e può traumatizzare per sempre la vita di chi subisce tali soprusi. La parola chiave per una scuola che possa essere sempre protettiva degli allievi e delle loro famiglie, è ‘incoraggiamento’.
Lo scoramento è la faccia opposta e pericolosa dell’incoraggiamento. Chi incoraggia è dalla parte del bene, della costruzione meravigliosa delle future identità forti e inconfondibili degli allievi di qualsiasi scuola del mondo, dal Sud al Nord. Bisogna imparare a incoraggiare sempre e a trasformare l’invidia verso gli altri in costante ammirazione.
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