Il giorno del Kalashnikov: Montesanto specchio di una Napoli in balia delle “paranze”
Sparatoria in mezzo alla folla nel cuore della città: il video shock riaccende lo scontro totale tra la richiesta di rigore penale e il riscatto sociale
NASCE IL CASO – Pomeriggio di inizio estate a Montesanto. Un groviglio di binari, turisti in uscita dalla funicolare, madri con i passeggini, pendolari stremati. All’improvviso, il rumore metallico delle sedie dei bar lanciate in aria, le urla, il panico. Poi, l’inconcepibile: un uomo incappucciato spunta tra la folla imbracciando un AK-47 Kalashnikov. È la spaventosa realtà della cronaca di questi giorni a Napoli.
I fatti si sono consumati nel tardo pomeriggio di lunedì. La risposta dello Stato è risultata immediata: nel giro di ventiquattr’ore, gli uomini della Squadra Mobile, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia, hanno individuato e fermato tre persone, compreso il presunto uomo col mitra, e sequestrato l’arma da guerra nascosta sotto un’auto nei Quartieri Spagnoli. La giustizia penale corre veloce, il trauma collettivo resta profondo e riapre una ferita sempre aperta sul destino e sulla gestione della città.
Il dibattito pubblico si è immediatamente infiammato, polarizzandosi attorno a due visioni del mondo opposte. Da un lato il grido pastorale di chi vive la trincea della strada; dall’altro l’analisi spietata di chi per anni ha presidiato le aule di giustizia e le istituzioni politiche.
Il grido di Don Patriciello: «Convertitevi, rovinate la vita a tutti»
Il primo a dare voce allo sconcerto della cittadinanza è don Maurizio Patriciello, parroco simbolo della lotta ai clan. Il suo è un appello accorato, che si muove sulle corde della morale e della richiesta di umanità:
«Siamo alla pura follia. In pieno giorno, a quattro passi dalla parrocchia e dall’ospedale, in mezzo alla folla, in presenza dei bambini i camorristi sì sono affrontati mettendo a rischio la vita delle persone. Folli, fermatevi. Rovinate la vostra vita. Rovinate la nostra vita. Convertitevi! Smettetela di fare tanto male a Napoli e ai napoletani.»
Nelle parole del sacerdote emerge lo spettro del fallimento educativo. Quella di Montesanto è una criminalità anarchica, fatta di giovanissimi privi di strategia imprenditoriale, pronti a rischiare l’ergastolo e a stracciare la sacralità della vita comunitaria solo per un millantato controllo del territorio. Per don Patriciello, la soluzione esige interventi sociali: serve una bonifica delle coscienze, un risveglio culturale in grado di strappare le nuove generazioni a un destino di autodistruzione.
L’affondo di Luigi Bobbio: «La merda criminale tracima, serve una repressione durissima»
Di tenore opposto, intriso di un realismo crudo e politicamente sferzante, è l’intervento di Luigi Bobbio, magistrato e già senatore della Repubblica. Bobbio sposta il focus dall’altare al codice penale, attaccando la narrazione politica della città e la debolezza delle risposte istituzionali:
«La merda camorrista e criminale in genere è molto più abbondante di quanto vi si voglia fare sapere. La sinistra ha interesse a minimizzare per salvaguardare la sua patinata immagine di governo e rilancio della città […]. La realtà è ben altra e sempre più spesso risulta impossibile coprirla perché ormai la merda criminale tracima. E la situazione è favorita e aggravata da una plebe disordinata, insofferente alle regole, incontrollabile e incontrollata che anche quando propriamente estranea ai clan ne ha assunto atteggiamenti e comportamenti. Solo una repressione durissima potrebbe rimediare. Purtroppo il primo disertore sul fronte della sicurezza è proprio una magistratura che, in nome di un buonismo e una tolleranza ideologica e pregiudiziale, fornisce risposte deboli che vanificano sistematicamente il durissimo lavoro delle Forze di polizia.»
Bobbio individua la causa della deriva in una crisi d’autorità generalizzata: una subcultura diffusa (“la plebe”) complice dei modi camorristici e, soprattutto, un sistema giudiziario ritenuto troppo indulgente, in cui i criminali «vengono fatti entrare e subito uscire dal carcere». Per l’ex senatore, l’unico argine possibile è la tolleranza zero.
La paranza dell’esibizionismo: il crimine diventa spettacolo social
A Montesanto la violenza delle “paranze” svela il pericoloso declino della criminalità, lontana dai vecchi “uomini d’onore” e ridotta a fenomeno di puro esibizionismo. Questi ventenni usano un Kalashnikov da guerra come status symbol, recitando il copione di Gomorra per raccogliere tragici applausi e consenso sui social network. Contro questa sfilata di spavalderia criminale, la città invoca risposte: don Patriciello esige la conversione delle coscienze, Luigi Bobbio pretende una repressione durissima. Resta l’urgenza di fermare ragazzini pronti a uccidere pur di esistere su uno schermo.
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