In Calabria la mafia pakistana alleata della ‘ndrangheta
Una regione dove è generalizzata la collusione delle imprese agricole nel caporalato controllato dai clan
Quattro persone carbonizzate sono state trovate in un'auto ferma in un distributore di carburante lungo la statale 106 ad Amendolara, sul versante ionico della provincia di Cosenza
L’ascesa delle cellule della mafia pakistana in Calabria: il recente e brutale omicidio di quattro braccianti, i cui corpi sono stati trovati bruciati vivi all’interno di un furgone ad Amendolara, ha squarciato il velo. Al Sud, la gestione del caporalato e dello sfruttamento agricolo.
La strage di Amendolara: il brutale eccidio dei braccianti nella Sibaritide
Il ritrovamento dei corpi carbonizzati di tre cittadini afghani e un cittadino pakistano nelle campagne di Amendolara, un nuovo atto di un’escalation. Inaudita violenza legata alle dinamiche sotterranee dei campi di lavoro. La piana della Sibaritide, snodo agricolo nevralgico per l’economia della regione, il teatro operativo in cui la cosiddetta “mafia pakistana” esercita la propria egemonia sulla gestione e sul controllo della manodopera straniera.
Questo drammatico eccidio accende i riflettori su un sistema oppressivo che non esita a ricorrere a metodi di efferata violenza per punire la disubbidienza o eliminare la concorrenza nella filiera dello sfruttamento.
La struttura della mafia pakistana: cellule orizzontali e controllo totalizzante
Le indagini della magistratura antimafia evidenziano come questa realtà etnica non risponda alle tradizionali logiche strutturali delle mafie autoctone.
Sul campo, operano reticoli familiari e cellule orizzontali. Si tratta di gruppi a base orizzontale e clan familiari strettamente ramificati sul territorio calabrese.
Il controllo sui migranti, totalizzante. Le cellule riescono a esercitare un controllo totalizzante sulla vita dei migranti, monitorandone gli spostamenti, le sistemazioni alloggiative e le disponibilità economiche.
Il patto di convenienza con la ‘ndrangheta e il giro d’affari milionario
In Calabria, questa organizzazione straniera non agisce scalzando la criminalità locale, ma opera in una condizione di autonomia tollerata o in tacita alleanza con la ‘ndrangheta. Ai clan storici calabresi conviene delegare il controllo violento della manodopera nei campi. In questo modo si garantisce il mantenimento dei prezzi dei prodotti agricoli altamente competitivi sul mercato. E blinda al contempo la pace sociale sul territorio.
Il volume economico generato dallo sfruttamento dei braccianti nella filiera agricola calabrese produce profitti illeciti milionari basati esclusivamente sul risparmio del costo del lavoro. E trattiene indebitamente i salari legali legati alle giornate agricole che spetterebbero di diritto ai lavoratori.
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