In carcere l’assassino di Sofia: nessun raptus, la attese nell’armadio con due coltelli
La gip del tribunale di Monza, Elena Sechi, disponendo la custodia cautelare in carcere per Zakaria Atqaoui, il 23enne reo confesso per l’omicidio della sua ex fidanzata, la 20enne Sofia Castelli, ha riconosciuto l’aggravante della premeditazione, così come quella dei futili motivi e della relazione affettiva che legava la vittima al suo assassino.
Atqaoui ha riferito di essere entrato nell’appartamento della famiglia Castelli, in corso Roma, verso mezzanotte e di aver atteso lì, nascosto in un armadio nella stanza da letto dei genitori, il rientro di Sofia. Quando la giovane e la sua amica sono tornate a casa, le ha ascoltate parlare di ragazzi, ha atteso che andassero a dormire in stanze separate e ha colpito la ex alla gola, uccidendola.
Per la gip “non appare plausibile che l’intenzione di uccidere Sofia (e chi eventualmente si fosse trovato con lei al rientro dalla serata) sia maturata improvvisamente, dopo avere appreso l’intenzione di uscire con i nuovi amici la sera seguente”, dal momento che questo Atqaoui già lo sapeva e anzi era proprio la causa “delle sue persistenti manifestazioni di gelosia, che la ragazza aveva inteso troncare ponendo fine alla relazione nelle settimane precedenti”.
Al contrario – scrive il magistrato nell’ordinanza con cui applica la misura cautelare – “appare più coerente e logico” ritenere che il 23enne, “dopo essere stato allontanato per l’ennesima volta da Sofia, nel pomeriggio di venerdì 29 si sia procurato subdolamente le chiavi dell’appartamento con l’intenzione di entrare nell’abitazione, abbia atteso per gran parte della giornata, senza allontanarsi troppo, il momento propizio e che, approfittando dell’assenza della ragazza durante la serata, si sia introdotto all’interno, si sia nascosto nell’armadio, armato di un coltello e abbia atteso il rientro della vittima, prefigurando di sorprenderla con il suo nuovo amico”.
C’è poi la questione del secondo coltello, trovato all’interno dell’armadio in cui il 23enne si era nascosto, ma non utilizzato da lui per uccidere Sofia, perché ritenuto “poco adatto”.
Per questi motivi la gip ritiene siano gravi gli indizi della premeditazione a carico di Atqaoui, i cui istinti omicidi non sarebbero “affatto ‘improvvisi’, suscitati repentinamente da una ben prevedibile conversazione tra le due ragazze”.
E le circostanze “attestano una evidente mancanza di controllo dei propri impulsi violenti”. Anche le dichiarazioni fatte dal giovane durante la confessione sarebbero “connotate da profili di illogicità e tese a limitare la gravità del comportamento tenuto, tentando di accreditare la tesi di un ‘raptus’ momentaneo, determinato unicamente dal comportamento a suo dire incoerente di Sofia, che lo avrebbe illuso rispetto alla speranza di poter riprendere la relazione e poi definitivamente allontanato, bloccandolo su Instagram e rifiutandosi sostanzialmente di incontrario ancora”.
Per la gip – si legge nelle 17 pagine di ordinanza – Atqaoui “non pare aver ancora ben compreso la gravità del suo comportamento”.
Torna alle notizie in home