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Economia

L’obbligo dell’informativa smartworking, cosa c’è da sapere

Cosa rischia chi non si adegua, la novità proprio mentre spirano i venti di lockdown energetico e del ritorno al telelavoro

di Maria Graziosi -


Con il decreto Pmi entra in vigore l’obbligo, per i datori di lavoro, di fornire un’informativa ai dipendenti in materia di smartworking. È un tema serio, serissimo, per carità. Ma rischia di appesantire, una volta di più, il carico di burocrazia a cui le aziende sono già sottoposte. E, per di più, sotto la minaccia di sanzioni salate che addirittura potrebbero sfociare nel penale. La questione è semplice. L’obbligo di informare i lavoratori, e i responsabili alla sicurezza, sui rischi dello smartworking era cosa già nota. L’informativa era stata istituita già dall’articolo 22 della legge 81 del 2017. Solo che adesso, a distanza di quasi dieci anni, è arrivata pure la parte sanzionatoria. Imprenditori e dirigenti responsabili che verranno pizzicati in castagna, quelli che avranno bypassato la comunicazione per iscritto ai loro dipendenti, potranno subire persino l’arresto.

Sanzioni salate, l’ombra del lockdown energetico

Con pena edittale da un minimo di due fino a un massimo di quattro mesi. In più, ed è questo che – detto tra noi – fa più paura a manager e imprese, potrebbero incappare in sanzioni economiche salatissime. Multe da migliaia di euro, fino a un massimo edittale da 7.500 euro. La questione, che sembrava messa da parte e, forse, addirittura consegnata alla storia con la fine della pandemia, torna di stringente attualità adesso. Si parla sempre più spesso dell’opzione del lockdown energetico. Un’austerity 2.0 che, come da decalogo Aie, si reggerebbe appunto sul telelavoro. L’informativa scritta sullo smartworking, perciò, diventa un obbligo a cui bisogna adempiere il prima possibile.


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