Ok colonnine ricarica ma le auto elettriche arrancano
Ora sono 78mila ma non basta a invertire l'asfittica rotta di questo mercato
Per anni la narrazione dominante sulla transizione alla mobilità sostenibile in Italia si è retta su un assioma quasi indiscutibile: i consumatori non acquistavano auto elettriche a causa della carenza di colonnine di ricarica sul territorio.
I nuovi dati sulle colonnine di ricarica
Questa tesi logica, specchio della classica ansia da autonomia, oggi completamente ribaltata dai dati. Non è più l’infrastruttura a inseguire la domanda, ma è il mercato dei veicoli che non riesce a tenere il passo di una rete di ricarica che viaggia ormai a ritmi da record.
I numeri ufficiali delineano una capillarità che posiziona il Paese ai vertici delle classifiche europee per densità infrastrutturale. L’Italia ha ufficialmente superato la soglia psicologica e strategica dei 78mila punti di ricarica ad accesso pubblico.
A cambiare non è solo la quantità ma la qualità della rete energetica. La vera accelerazione si sta registrando sulle colonnine veloci e ultra-veloci ad alta potenza, che oggi rappresentano circa il 60% delle nuove installazioni.
Questo potenziamento riduce drasticamente i tempi di sosta per il rifornimento e rende i viaggi a lungo raggio finalmente fluidi per gli automobilisti. Persino la rete autostradale, storico tallone d’Achille di questo sistema nazionale, mostra segni di robusta guarigione, coprendo ormai con le colonnine di ricarica una parte significativa delle aree di servizio nazionali.
Il nodo del mercato delle auto elettriche
Dietro la facciata di questa rincorsa tecnologica, il vero nodo del problema, poiché il mercato delle auto a batteria non decolla con la stessa forza. Sebbene il parco circolante totale continui a crescere e si registrino segnali positivi legati all’ingresso di modelli urbani più accessibili, la quota di mercato complessiva delle elettriche in Italia fatica a uscire dalla nicchia delle cifre a una sola posizione.
Il risultato macroeconomico è un evidente disallineamento strutturale. Gli operatori privati stanno investendo milioni di euro per infrastrutturare il Paese, anticipando il fabbisogno futuro, ma si trovano a gestire impianti pesantemente sottoutilizzati. Un imponente investimento a rischio di mancato rientro.
A complicare il quadro interviene poi il fenomeno tecnico dello scollegamento. Sebbene l’efficienza sia migliorata rispetto al passato, il tasso di colonnine installate ma non ancora operative, pronte ma spente, si attesta ancora attorno al 15%. Una percentuale figlia di lungaggini burocratiche, ritardi nelle procedure autorizzative locali e tempi di connessione alla rete da parte dei distributori che frenano la messa in funzione immediata degli impianti.
Il divario geografico
La distribuzione geografica delle infrastrutture riflette inoltre il tradizionale divario economico del Paese, concentrando la stragrande maggioranza dei punti di ricarica nel bacino produttivo del Nord, con la Lombardia che da sola ospita una quota imponente della rete complessiva, seguita a distanza da Piemonte e Veneto. Se il Centro tiene il passo grazie soprattutto alle performance del Lazio, il Mezzogiorno sconta ancora un ritardo strutturale, nonostante i fondi destinati proprio a livellare le disparità territoriali.
L’appello che arriva dall’industria della mobilità elettrica è chiaro: non si può chiedere alle aziende di fare rete nel deserto della domanda. Per sbloccare lo stallo non servono semplicemente nuove colonnine nei centri urbani, ma politiche di incentivazione all’acquisto più stabili, strutturali e di lungo periodo, capaci di rassicurare l’utente finale sulla stabilità dei costi.
Cosa serve?
Parallelamente, il settore invoca un’armonizzazione delle tariffe per evitare rincari ingiustificati e una semplificazione amministrativa che veda una collaborazione più stretta tra il governo, i concessionari autostradali e le amministrazioni locali. Solo una regia unica e un mercato dell’auto capace di reagire agli investimenti privati potranno trasformare i 78mila punti di ricarica in un vero motore di sviluppo economico.
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