Intervista al direttore di Passaggi Festival Giovanni Belfiori
Passaggi Festival nasce nel 2013 da un’idea legata alla saggistica e al confronto culturale: oggi, qual è la sua identità più forte e in cosa si differenzia dagli altri festival letterari?
“La nostra identità più forte si riassume in una formula che amo ripetere: “Leggere il mondo attraverso i libri”, senza pregiudizi e pronti a cambiare idea non una, ma cento volte. So bene che la saggistica è spesso percepita come un genere di nicchia, accademico, talvolta polveroso. La saggistica non è noia: è lo strumento per eccellenza per decodificare la complessità del nostro presente. La differenza fondamentale tra Passaggi e la maggior parte degli altri festival letterari risiede in tre pilastri essenziali. In primis la centralità della saggistica e della non-fiction, affronte a 360 gradi. Ci sono festival incentrati sulla geopolitica o sulla storia o sull’economia o sulla filosofia, noi, invece, affrontiamo ogni declinazione, dalla politica internazionale all’economia, dalla scienza alla filosofia, fino alle biografie, al giornalismo d’inchiesta e alla saggistica per bambini.
Poi sicuramente una forte vocazione pop ed eterogenea. Abbiamo dimostrato che si può fare approfondimento critico parlando a chiunque. Abbattiamo le barriere tra accademia e pubblico, portando in piazza centinaia di ospiti tra grandi scienziati, economisti, storici, politici, giornalisti e divulgatori, ma anche sportivi, chef, influencer. Infine il legame instaurato con la città di Fano. Il festival diventa un’esperienza urbana diffusa, un salotto a cielo aperto che invade oltre quindici location, dal centro storico fino al lungomare”.
In un momento in cui il dibattito pubblico è sempre più polarizzato, che ruolo può avere un festival come Passaggi nel creare confronto libero e accessibile?
“Non è una novità, anche nell’antica Grecia il dibattito era polarizzato, anche nelle guerre di religione era polarizzato. È un problema degli esseri umani ed è difficile immaginare altri contesti.
È chiaro che il dibattito polarizzato riduce la comunicazione a slogan. In questo contesto il ruolo del Festival è proprio quello di agire come un presidio dove la complessità sostituisce lo scontro a colpi di slogan.
E questo si realizza attraverso alcune scelte. Invitare voci con percorsi e orientamenti culturali o politici distanti tra loro, ma unite dallo spessore della proposta. Non indulgere allo scontro: il dibattito viene sempre mediato da giornalisti o esperti per garantire che la discussione rimanga incentrata sui contenuti dei libri e sull’analisi dei dati.
Assicurare l’accesso libero e gratuito, che vuol dire garantire a chiunque di sedersi in platea e ascoltare, trasformando lo spazio pubblico in un luogo di cittadinanza attiva”.
Cosa dobbiamo aspettarci dall’edizione 2026? Quali saranno le novità o i temi chiave che racconteranno il nostro tempo?
“Quest’anno ci interrogheremo sul senso della misura e sulle conseguenze e rischi del suo superamento nella società contemporanea, con il tema: “Il senso della misura. Idee, città, civiltà. Da Vitruvio al presente”. Scelta non casuale e strettamente legata al nostro territorio e alla recente scoperta dei resti della Basilica di Vitruvio a Fano.
Ma la vera novità dell’edizione 2026 non sta nell’elenco dei nomi degli ospiti o nell’introduzione di un nuovo format. Sta piuttosto nella nostra capacità di usare la saggistica come un sismografo per anticipare il futuro.
La regola del Festival è di presentare solo libri usciti negli ultimi dieci massimo dodici mesi; quindi, per il nostro pubblico tutto è sempre, strutturalmente direi, una novità. Il nostro obiettivo è intercettare i grandi cambiamenti della società prima ancora che diventino cronaca quotidiana. Lavoriamo per dare alle persone le coordinate di quello che accadrà domani, offrendo strumenti critici magari anche prima che le questioni arrivino sui giornali.
Qualche nome? Il ministro Giuseppe Valditara, il sottosegretario alla Cultura Cannella, Marco Materazzi, Paola Perego, Ivan Zazzaroni, Nando dalla Chiesa, Tommaso Cerno, Chiara Pavan, Vasco Brondi, Tegamini, Enzo Iacchetti, Nadia Urbinati, Dario Bressanini, Christiana Ruggeri, Mario Giordano, Massimo Franco, Eugenio in Via di Gioia, Nello Cristianini, Luisella Giani”.
Passaggi Festival è diventato anche un motore culturale e turistico per Fano: quanto è importante oggi il legame tra cultura e territorio?
“Il legame con il territorio è forte e mi auguro che rimanga tenacemente saldo. Per noi la città non è il luogo, ma il motore stesso del progetto. Quando un evento culturale cresce, genera un indotto economico reale per il sistema locale, favorisce la destagionalizzazione turistica e attira visitatori qualificati che scoprono Fano a un passo diverso, più lento.
La cultura e il territorio si alimentano a vicenda: la città offre la sua storia e la sua identità, e il festival le trasforma in un palcoscenico di rilevanza nazionale, restituendo valore sociale ed economico alla comunità che lo ospita.
Il turismo culturale non è un mero effetto collaterale ma un risultato che cresce anno dopo anno: i dati e il dialogo con gli operatori locali confermano che portiamo un indotto reale e flussi turistici da tutta Italia”.
Se dovesse immaginare il festival tra cinque anni, quale sarebbe la sfida più grande da vincere?
“Tra cinque anni il Festival avrà 19 anni e quindi non lo si può più considerare biologicamente giovane. Tuttavia, ritengo che l’età di una manifestazione culturale non si misuri sulla carta d’identità o sul numero delle edizioni, ma sulla sua capacità di mantenere intatta la sua freschezza intellettuale, la flessibilità organizzativa e il coraggio di rischiare.
E quindi fra cinque anni la sfida più grande non sarà aumentare i numeri, ma continuare a difendere l’indipendenza e la qualità della nostra proposta culturale in un contesto che sarà probabilmente ancora più frammentato di ora.
Per un festival totalmente gratuito come Passaggi, la sostenibilità economica a lungo termine è una scommessa quotidiana, che richiede un equilibrio costante tra risorse pubbliche e investimenti privati.
Il nostro obiettivo per il futuro è continuare a innovare i linguaggi per intercettare le nuove generazioni di lettori, senza mai cedere alla tentazione della semplificazione o della spettacolarizzazione banale.
Vogliamo consolidare questo modello come un punto di riferimento nazionale imprescindibile per la saggistica contemporanea. Vincere questa sfida significa dimostrare che si può fare cultura di alto livello rimanendo liberi, aperti a tutti e capaci di tracciare le rotte del dibattito”.
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