Ddl Casa: via libera alla Camera dopo le polemiche tra Pd e Futuro nazionale
Il via libera della Camera al Ddl Casa, adesso atteso al passaggio del Senato, ha un valore che va oltre il merito tecnico del provvedimento perché segna di fatto un passaggio politico importantissimo.
Il governo ha deciso di puntare i riflettori su di un tema che per anni è stato affidato solo alle polemiche sterili dibattute sui giornali e in tv più che in Aula.
Il disegno di legge punta a intervenire sull’emergenza abitativa con misure su affitti calmierati, sostegno all’edilizia residenziale e strumenti per aumentare l’offerta di alloggi, soprattutto per categorie in difficolta e aree ad alta tensione abitativa.
L’opposizione contesta ogni singolo punto, lo giudica insufficiente e sostiene che non affronti davvero il caro-affitti e accusa il governo di aver costruito un provvedimento più politico che strutturale, utile a intestarsi il tema ma non a risolverlo fino in fondo.
Naturalmente non è arrivata la soluzione definitiva al problema casa, e se qualcuno lo sostiene è ben lontano dalla realtà, però sicuramente non si è neppure di fronte al solito proclamo da pubblicità, come l’opposizione tenta di rivendicare.
Diciamo che al momento siamo passati sicuramente dalla teoria alla pratica e questo si traduce nel fatto che la discussione si è spostata dai salotti televisivi – dove l’opposizione padroneggia – all’Aula della Camera, con tanto di approvazione.
Ma è proprio su questo punto che emerge l’ira degli avversari. Il Pd, in Aula e fuori, ha scelto la parte che gli riesce più naturale: contestare sempre, contestare tutto.
E quindi se il governo interviene, la legge non si regge su nulla di concreto, se non interviene, allora è lassista; se prova a mediare, cerca il suo tornaconto prendendo tempo. Un’opposizione così, più che alternativa, diventa automatica. E l’automatismo, in politica, è l’equivalente dell’incapacità. Insomma un copione trito e ritrito che punta come al solito a presidiare il malcontento più che a scioglierlo con fatti concreti e circostanziati.
E la casa, tema dalle mille declinazioni in termini di importanza, torna ad essere – almeno per certa parte politica – una parola da agitare, e non un tema da agire. Meritevole di attenzione è sicuramente la polemica sollevata da Futuro Nazionale che se da un lato sostiene il governo, dall’altro evidentemente punta a costruire una propria bandiera identitaria.
Il risultato, però, è stato quello tipico delle forze che vogliono distinguersi a tutti i costi, stare sullo stesso terreno del governo, parlando allo stesso disagio sociale, ma cercando di marcare la distanza per ragioni più tattiche che sostanziali. Una contorsione che produce rumore e qualche titolo ma lascia sul tavolo un sospetto fastidioso, ossia che la differenza invocata sia più scenografica che politica. Il punto però è un altro.
Da molti anni ogni esecutivo promette, ogni opposizione denuncia, ogni categoria rivendica, e alla fine il mercato resta rigido, i costi salgono, le famiglie aspettano e la politica si autoassolve.
Oggi, con il Ddl voluto dal Governo Meloni, si rompono gli argini e si tenta di navigare, non a vista, ma con una rotta ben chiara. E non è poco. Anzi, per gli standard nazionali, è già abbastanza per meritare un giudizio meno isterico di quello ascoltato in questi giorni.
Ora la parola passa al Senato e se il buongiorno si vede dal mattino, assisteremo ad altre sterili polemiche, con un’opposizione che strombazza e un esecutivo che prova tra mille difficoltà a mettere dei punti. Alla fine, come sempre, una parte della politica ha provato a governare il problema e un’altra a cavalcarlo. La differenza non è piccola: la prima cerca case, la seconda applausi.
Torna alle notizie in home