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Sacchetto: “Sacrificio, resistenza e sogno olimpico in Usa”

di Marco Montini -

dal profilo Instagram di Costantino Sacchetto (@kostasacch)


C’è un’Italia che non si arrende, che si allena all’alba, che cade nel fango e si rialza più forte. Un’Italia che non cerca scorciatoie, ma ostacoli. È l’Italia di Costantino Sacchetto, Capitano degli Spartan Brand Ambassador Italia, Greco Romano, simbolo di una disciplina che è molto più di una gara: è una scelta di vita. Dalle periferie romane ai campi internazionali, il percorso di Sacchetto è fatto di fatica vera, di costanza, di una resilienza costruita giorno dopo giorno.

La Spartan Race non è mai stata per lui una semplice competizione, ma un confronto continuo con se stesso. “Non puoi mentire – racconta -. Quando sei lì, davanti all’ostacolo, emerge quello che sei davvero”. Negli ultimi anni questa disciplina ha compiuto un salto decisivo, fino a entrare nel percorso olimpico, con uno sguardo sempre più rivolto agli Stati Uniti. Un passaggio storico, che segna il riconoscimento globale di uno sport nato ai margini e diventato oggi fenomeno internazionale. “È una svolta – spiega ancora Costantino Sacchetto al quotidiano L’identità -. L’ingresso nel contesto olimpico cambia tutto: preparazione, mentalità, responsabilità. Rappresentare l’Italia in questo scenario è qualcosa che va oltre la gara”.

Ma cos’è davvero la Spartan Race? È una sfida totale. Trail running, ostacoli, forza, resistenza mentale. Si corre nella natura, si scala, si trasportano pesi, si cade e ci si rialza. Ogni errore si paga, ogni traguardo si conquista. Il 2026 sarà un anno cruciale, scandito dalle tappe italiane del circuito: da Orte (25-26 aprile) a Belluno-Nevegal (27-28 giugno), da Misano (19-20 settembre) a Gubbio (7-8 novembre), numerose le tappe sul territorio italiano. Quattro appuntamenti che rappresentano al contempo molto più di semplice gare: sono passaggi fondamentali per costruire una squadra e una mentalità capace di competere a livello internazionale.

Nel ruolo di capitano, Costantino Sacchetto non è soltanto atleta, ma guida. Un riferimento per chi si avvicina a questo mondo e per chi lo vive da anni. “Essere capitano significa esserci sempre, soprattutto quando è difficile. Quando la testa ti dice di fermarti, è lì che devi fare un passo in più”.

Dietro ogni competizione dunque c’è una preparazione rigorosa, fatta di allenamenti quotidiani, disciplina e sacrificio. Ma anche di equilibrio. Perché la Spartan è anche comunità, condivisione, spirito di appartenenza. E fuori dalle gare, quanto conta la tua vita personale? “Conta tutto. Perché è lì che costruisci davvero la tua forza. Io oggi sono anche neo papà di Matilde, una principessa di quattro mesi… e ti assicuro che è molto più forte di una Spartan. Anzi – ride – se mi sente Ilaria, la mia compagna, mi uccide: lei altro che Spartan. Lì sì che serve resistenza vera”. Una battuta che racconta molto più di quanto sembri. Perché dietro l’atleta c’è una persona, con una vita fatta di responsabilità, affetti e sfide quotidiane che non si vedono sul campo gara.

Lo sguardo, però, resta saldo, attento, puntato verso lontano. Verso l’altra parte dell’oceano, verso quegli Stati Uniti d’America simbolo del sogno olimpico, verso una sfida che può cambiare il destino di questa disciplina sportiva. “Siamo pronti – conclude convinto Sacchetto – perché abbiamo costruito qualcosa di vero. Non solo atleti, ma una mentalità”. Una mentalità che nasce dal fango, dalla fatica, dalla voglia di non arrendersi mai. E in fondo, è questa la vera essenza degli Spartan: resistere, adattarsi, andare oltre. Sempre.

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