Intesa vincente: è l’ennesimo semestre da record. E Carlo Messina rilancia la sfida: “Con Mps per dare vita insieme ad un gruppo ancora più solido e profittevole, protagonista in uno scenario globale di crescente complessità, in grado di mantenere un forte radicamento nell’economia, nella società, nelle capacità di sviluppo del nostro Paese”. Ieri a Cà del Suss è stata giornata di festa. Perché i numeri, quelli che contano, sono stati più che positivi. Il primo semestre di quest’anno s’è chiuso, per il gruppo Intesa-San Paolo, con l’utile netto che non vuol saperne di smettere di aumentare.
Tutti i numeri dell’ennesimo semestre record per Intesa
È arrivato, adesso, a 5,6 miliardi di euro (di cui 2,8 solo nel secondo trimestre), in salita del 5,6 per cento. Cifre, queste, che portano la dirigenza della banca numero uno d’Italia ad aggiornare la guidance, ossia le prospettive di utile sull’anno, a oltre dieci miliardi di euro. Già questi numeri basterebbero, e invece no. I proventi operativi netti sono stati pari a più di 14,5 miliardi di euro, in crescita del 5,3% rispetto ai 13,8 miliardi (scarsi) del primo semestre 2025. Se scendono costi operativi e spese per il personale, sale il risultato della gestione operativa che è stato di 9,3 miliardi, in crescita del 9,1% rispetto allo stesso periodo del 2025. Gli azionisti hanno di che fregarsi le mani. Nei primi sei mesi di quest’anno, infatti, sono stati già distribuiti ben 4,2 miliardi in dividendi. Di questi, 3,8 miliardi come acconto su quanto andrà spartito a novembre prossimo.
Messina punta (ancora) più in alto
Ma l’obiettivo di Carlo Messina è ancora più ambizioso e prevede la distribuzione di “circa 9,4 miliardi di euro attraverso dividendi e buyback”. Due conti e l’obiettivo non sembra così irraggiungibile, soprattutto se messo al cospetto dell’ennesimo “semestre record” accusato da Ca del Suss: “Abbiamo già maturato 5,3 miliardi di euro per la distribuzione agli azionisti, inclusi 4,2 miliardi di euro di dividendi cash, dei quali circa 3,8 miliardi di euro saranno distribuiti con l’interim dividend di novembre”. Insomma, Intesa “continua a confermarsi tra le banche europee con i più elevati livelli di remunerazione per gli azionisti”. E può, secondo il Ceo Messina, diventare ancora più solida e profittevole. E non solo perché la Bce ha già alzato i tassi e potrà tornare a farlo già a settembre, vieppiù se la crisi energetica (come appare fin troppo probabile) continuerà ad azzannare l’Europa e il resto del mondo.
L’offensiva su Mps e l’avviso alla politica locale
A Siena se ne facciano una ragione. Non si può ostacolare la marcia (trionfale, va da sé) di Carlomagno Messina. “L’unione dei due gruppi consentirà di raggiungere i 2mila miliardi di euro di attività finanziarie della clientela entro il 2029, di espandere la leadership nelle attività al servizio di famiglie, imprese e gestioni patrimoniali, di dar vita ad un operatore di riferimento nel Credito al consumo, nel Wealth Management, nel Corporate & Investment Banking, e di crescere a livello internazionale”. Altro che banca del territorio, altro che chiedere di restare all’amato-odiato Mef, come ha fatto il governatore della Toscana Eugenio Giani. “Il programma di assunzioni prevede l’ingresso nel Gruppo di 13.100 giovani”, ha aggiunto Messina. Se salta il banco, poi saranno gli assessori, i sindaci e gli amministratori locali a prendersene la responsabilità di fronte alle famiglie e ai giovani.
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“Miglior opzione per tutti”
Ulteriore avviso: “Siamo determinati ad andare avanti e siamo convinti che la nostra operazione su Mps sia la miglior opzione per Mps Mediobanca e Intesa Sanpaolo”. Ecco, utile e profittevole. Ma attenzione, però. Perché pure un’altra banca, strategica nel risiko finanziario italiano, ha accusato “un semestre record”. Banca Generali, su cui si addensano i rumors solo a fatica malamente silenziati dalle parole, non troppo convincenti, dell’altro grande protagonista della finanza nazionale, l’ad Unicredit Andrea Orcel.
La banca vince sempre
Non è solo Intesa a segnare record, dunque: “Chiudiamo il miglior semestre della nostra storia, con una crescita a doppia cifra delle principali voci operative, una raccolta record e masse ai nuovi massimi”, ha squillato l’ad Gian Maria Mossa gonfiando il petto d’orgoglio. L’utile netto è a 278,7 milioni, in aumento addirittura del 39,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno passato. Non basta: la banca ha difatti alzato il target della raccolta a 7,5 miliardi. Ritoccando di un miliardo intero le previsioni finora fornite ai mercati. Numeri, questi, che fanno della banca del Leone un bocconcino gustoso e appetitoso. Oltre a confermarne la centralità negli equilibri da ritrovare nei salotti finanziari che contano.