La tregua tra Stati Uniti e Iran è appesa a un filo sottile che Donald Trump rischia di spezzare con le sue improvvide uscite. “Bye, Bye, fast boats” (“Ciao, ciao, navi veloci”) recita la didascalia di una foto creata con l’intelligenza artificiale che il presidente Usa ha postato su Truth. Nell’immagine si vede un jet americano sganciare missili contro due imbarcazioni su cui sventola la bandiera iraniana. La nuova provocazione è arrivata poche ore dopo che il tycoon ha bollato come “spazzatura” la proposta ricevuta dalla Repubblica islamica, aggiungendo che “ha l’1% di chance di tenere”.
Teheran è pronta a tutto
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha dichiarato che il suo Paese è pronto a qualsiasi scenario, riferendosi alle minacce statunitensi di un possibile attacco di terra. “Chiunque osi mettere piede sul suolo iraniano subirà gravi danni”, ha avvertito Baghaei.
Teheran ritiene che ci sia ancora spazio per la diplomazia, nonostante la sua sfiducia nei confronti di Washington. L’obiettivo è quello di “consolidare nell’arena diplomatica tutto ciò che le Forze armate iraniane hanno ottenuto sul campo di battaglia”. Lo ha sottolineato il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, in una nota diffusa dal suo ufficio.
Il braccio di ferro Iran-Usa sullo Stretto di Hormuz
“L’Iran ha esteso la definizione dello Stretto di Hormuz fino a considerarlo una vasta area operativa, ben più ampia rispetto a prima della guerra”, che si estende dalla città di Jask a est fino all’isola di Siri a ovest. La mossa è stata ufficializzata da Mohammad Akbarzadeh, alto ufficiale della Marina delle Guardie Rivoluzionarie, ripreso da Reuters. Akbarzadeh ha evidenziato che “lo Stretto non è più considerato un tratto angusto, perché la sua portata e importanza militare sono state notevolmente ampliate”. Secondo le agenzie di stampa iraniane Fars e Tasnim, la sua larghezza, precedentemente stimata tra le 20 e le 30 miglia, è aumentata fino a raggiungere le 200-300 miglia, formando una mezzaluna.
Islamabad smentisce la Cbs
Il Pakistan ha definito fuorvianti le ricostruzioni secondo cui avrebbe permesso agli aerei militari iraniani di trovare posto nei suoi aeroporti, pur proponendosi come mediatore nei colloqui di pace. A riportarlo è Sky News. Cbs News, citando funzionari statunitensi, ha riferito che l’Iran avrebbe inviato “diversi aerei” alla base aerea pachistana di Nur Khan pochi giorni dopo che Donald Trump aveva annunciato un cessate il fuoco con la Repubblica islamica all’inizio di aprile. Aerei civili sarebbero stati “parcheggiati” nel vicino Afghanistan.
Il ministero degli Esteri pachistano ha etichettato come “fuorviante e sensazionalistico” il servizio dell’emittente. Durante un primo ciclo di colloqui a Islamabad, “diversi aerei” provenienti dall’Iran e dagli Stati Uniti sono arrivati nel Paese “per agevolare gli spostamenti del personale diplomatico, delle squadre di sicurezza e del personale amministrativo”.
Il ruolo di Israele
Israele ha inviato batterie antimissile Iron Dome e personale addetto negli Emirati Arabi Uniti per difenderli durante il conflitto con l’Iran. L’ambasciatore statunitense nello Stato ebraico, Mike Huckabee, ha rivendicato l’aiuto sul palco durante un evento a Tel Aviv.
Il ritorno a una guerra su vasta scala avrebbe conseguenze catastrofiche. Lo ha sostenuto un portavoce delle Nazioni Unite in una conferenza stampa a New York lunedì. Farhan Haq, vice portavoce del Segretario generale, ha rimarcato la necessità di sforzi concertati per rimanere impegnati nei negoziati, garantendo che le Nazioni Unite non si lasceranno influenzare dalla retorica delle parti coinvolte nelle trattative.
Il fronte libanese
Il leader di Hezbollah Naim Qassem ha ribadito che le armi del suo gruppo non rientrano nei prossimi negoziati tra Libano e Israele e ha minacciato che i suoi combattenti trasformeranno il campo di battaglia in un “inferno” per le forze israeliane.
La forzatura israeliana
Il Parlamento israeliano ha istituito un tribunale speciale che potrebbe infliggere la pena capitale ai palestinesi riconosciuti colpevoli dell’attacco dell’ottobre 2023. Le organizzazioni per i diritti umani hanno criticato la legge, spiegando che ha l’effetto di rendere l’applicazione della pena di morte troppo facile, con l’aggravante di non garantire un giusto processo.