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Esteri

Xi-Trump, Summit globale con lo sguardo sul Golfo

di Redazione -


Di Paolo Giordani*

A Donald J. Trump, si sa, piace giocare a golf. Ma nella partita con il leader cinese Xi Jinping, che lo incontrerà il 14 maggio a Pechino, il presidente americano parte con l’handicap alto. Ed è ben difficile che l’interlocutore gli conceda i vantaggi spettanti al giocatore più debole. Al summit che disegna la relazione bilaterale più importante del globo, la prima visita presidenziale in Cina da nove anni a questa parte, Trump avrà molte cose da chiedere e poche da offrire. E difficilmente l’incontro porterà grandi successi. Le attese si sono ridimensionate: si tratterà soprattutto, concordano gli osservatori, di “gestire la rivalità” tra superpotenze.

Iran, dazi e Corte Suprema: perché Trump arriva da Xi senza le carte che pensava di avere

Le principali ragioni della debolezza di Trump sono due. La prima è aver “ingolfato” gli Stati Uniti, e per le conseguenze il mondo intero, in una guerra con l’Iran, nella quale, fino ad oggi, non può dire neppure di aver conseguito l’obiettivo dichiarato, cioè la sterilizzazione del pericolo nucleare iraniano (quello non dichiarato era il cambio di regime a Teheran), mentre ha evocato e trasformato in fatto concreto lo spauracchio del blocco dello Stretto di Hormuz, che ora preoccupa tutti. La seconda è la debacle sui dazi. Il 20 febbraio 2026, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha bocciato gran parte dei dazi del 2025, dichiarando illegittimo l’uso dell’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) per imporre tariffe così ampie (fino al 34% su Cina e oltre 100 paesi) in assenza di reali emergenze.

Pochi giorni fa la Corte del Commercio internazionale ha annullato (per la seconda volta dopo la sentenza del maggio 2025) anche i dazi sostitutivi al 10 per cento introdotti dal presidente. Quindi Trump si presenta a Xi senza “avere le carte” che pensava di avere, anche se, tra i pochi dazi sopravvissuti, ci sono quelli su 250 miliardi di dollari di beni cinesi per pratiche commerciali sleali.

Dal Board of trade a Taiwan: cosa chiedono Trump e Xi al tavolo del negoziato

Nell’agenda di un incontro tanto importante sono compresi tutti gli argomenti, dalla guerra commerciale fino a Taiwan. Trump vorrebbe qualcosa da mostrare agli elettori del voto di “midterm” a novembre: un commercio più “leale”, acquisti significativi di beni e servizi americani in settori chiave dell’economia tra cui l’agricoltura, più esportazioni di terre rare di cui i cinesi hanno il quasi-monopolio. Perciò propone un “Board of trade”. Xi chiede relazioni più stabili, la fine del balletto dei dazi, la riduzione delle barriere agli investimenti negli Stati Uniti (di qui la richiesta anche di un “Board of investments”) e delle forniture di armi a Taiwan, che i cinesi notoriamente considerano una provincia temporaneamente in libera uscita. Venerdì scorso il Parlamento di Taipei ha approvato uno stanziamento di 25 miliardi di dollari per comprare sistemi d’arma avanzati di produzione statunitense. Il budget originario (40 miliardi) è stato ridotto proprio per non irritare Pechino.

Il paradosso del Golfo Persico e il vantaggio tattico di Xi

La situazione nel Golfo Persico sarà uno dei temi principali e uno di quelli in cui più chiaramente emergeranno i paradossi del rapporto tra i due giganti. La Cina è una potenza neomercantilista che in un quarto di secolo ha fatto del commercio lo strumento più importante della sua influenza nel mondo: la disturba tutto ciò che disturba i flussi, di materie prime, di energia, di tecnologia. Anche se imponenti riserve di petrolio hanno finora risparmiato a Pechino conseguenze più gravi, e nonostante i primati raggiunti nel solare e nell’eolico con un invidiabile mix energetico, a lungo termine il rialzo dei prezzi dei prodotti petroliferi e il blocco stesso delle esportazioni iraniane (che rappresentano circa il 13 per cento dei consumi cinesi) danneggerà il Dragone.

Su questo proverà a far leva Trump perché la Cina riduca la discreta ma sostanziale assistenza a Teheran e induca i negoziatori persiani a più miti consigli. Difficilmente Xi lo asseconderà, non vorrà dare l’impressione di cedere alle richieste americane. Handicap o no, non permetterà a Trump di mandare la palla in buca.

* Presidente dell’Istituto diplomatico internazionale

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