Tutto il peso delle tasse, o almeno dell’Irpef, grava su poco più del 10% della popolazione nazionale. Otto milioni di contribuenti hanno scucito, nel 2025, il 65 per cento dell’intero gettito annuale dell’imposta sulle persone fisiche. Che uno studio di Itinerari Previdenziali-Cida, a fronte di un reddito “imponibile” generale che supera i 1.076 miliardi di euro, è stato pari a 216 miliardi. A ciascuno il suo.
L’Irpef 2025 scaglione per scaglione
Scaglione per scaglione. Secondo il report, per poco più di 7,9 milioni di italiani che dichiarano fino a 7.500 euro lordi, il pagamento Irpef è pari a 19 euro l’anno. Sale a 204 euro per poco meno di 7,5 milioni di cittadini che denunciano redditi lordi tra i 7.500 e i 15mila euro. Sale l’importo dell’Irpef (1.773 euro), e scende il numero dei contribuenti (4,8 milioni circa) tra chi dichiara fino a 20mila euro l’anno. Poi sborsano 3.284 euro ciascuno quelli che guadagnano fino a 26mila euro lordi. Quindi ci sono tre milioni di italiani che scuciono 4.413 euro a fronte di introiti lordi che non superano i 30mila euro. E poi ci sono quelli che dichiarano dai 35mila euro lordi in su. Rappresentano il 18,78% del totale dei contribuenti se si comprendono anche i redditi tra i 29mila e i 35mila euro. Stando ai conti del rapporto di Itinerari Previdenziali-Cida il 30,22% degli italiani corrisponde il 78,67% dell’Irpef. Questi son quelli che pagano.
L’esercito degli esenti
E poi c’è un esercito di italiani, o residenti in Italia, che non scuce nemmeno l’ombra di un centesimo. Sono 24,8 milioni. Più di un terzo del Paese. Molto di più, considerando che l’Italia, ormai da tempo, è scesa sotto la soglia dei 60 milioni di abitanti. Ed è a loro che finisce la gran parte del welfare. Dei bonus, delle “mance”. Ed è qui che si innesta la confusione e la conflittualità sociale che sta contraddistinguendo il dibattito politico. E non soltanto in Italia ma in tutto il mondo occidentale. Chi paga, lo fa per tutti. Chi non paga, perché lavora in nero o perché si accontenta (almeno ufficialmente) di stipendi bassissimi, contribuendo così a distruggere ciò che resta del mercato del lavoro nel Paese dei salari tra i più bassi d’Europa, campa di bonus, di welfare.
Il nodo welfare (e quello dei consumi)
E può permettersi tutto ciò che fino a qualche anno fa erano cose normali ma che adesso, per chi lavora ed è costretto a pagarsi tutto perché non può accedere a nessun aiuto né statale, né regionale e né comunale, è diventato un lusso. Il senso della crisi attuale, della guerra tra poveri che s’è innescata e che ha travolto le classi dirigenti e i partiti tradizionali, dalla Francia alla Germania, dall’America all’Ue (prima o poi si tornerà a votare) è tutto qui. In una sproporzione che fa paura. In un Paese che si divide tra tartassati e furbi. Chi paga per tutti e chi no. Solo che, come spesso accade, ciò che sfugge è il paradosso. Già, perché si dibatte i super-ricchi fanno a gara a spostarsi la residenza in Italia. L’ultima è stata la top model Naomi Campbell, cittadina del mondo e da qualche tempo pure di Milano. A loro favore si può fare la flat tax. E se poi le cose casomai dovessero cambiare, ecco che basta risalire sull’aereo e riprendere il largo, trovare un nuovo porto sicuro con le tasse amiche. La risposta non è stratassare i ricchi, demonizzarli come fa certa sinistra che tenta di capitalizzare l’invidia sociale. L’unica è un sistema che sia davvero equo e non dia tutto alla base e alla punta della piramide sociale, strapazzando chi ci sta in mezzo. Perché altrimenti così vien giù tutto.