L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Economia

Italia, al lavoro: Mattarella e il monito su giovani e morti bianche

I numeri Istat sul lavoro: in calo l'occupazione, salgono gli inattivi. Calderone e il mismatch che frena la crescita

di Cristiana Flaminio -


Per una Repubblica come l’Italia che pretende d’esser fondata sul lavoro, quella del 1° maggio non può essere una giornata come un’altra. E la retorica, davvero, c’entra poco. Il lavoro, in Italia, è e rimane un tema fin troppo delicato. Che impatta sul futuro, oltre che naturalmente sul presente, di una nazione intera. Divisa tra chi muore, oggi ancora, per portare a casa la pagnotta e chi, invece, è costretto a lasciare la propria terra pur di trovare condizioni di vita che possano essere accettabili. Il divario tra Nord e Sud, tra Italia ed Europa. E pure quello tra generazioni e generi. C’è ancora tanto lavoro da fare, in Italia. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, lo ricorda a tutti.

Italia, al Lavoro

Ieri il Capo dello Stato si è recato in visita agli stabilimenti della Piaggio, a Pontedera in provincia di Pistoia. Lì dove, con la Vespa, è nata una grande storia industriale che ha contribuito a forgiare il concetto stesso di Made in Italy. Che, dall’immediato dopoguerra arriva fino a oggi con le antiche e nuove sfide del lavoro, dall’intelligenza artificiale fino alla sicurezza.

Morti bianche, il monito del Capo dello Stato

Ed è proprio su questo argomento che il Capo dello Stato ha voluto far sentire alto il suo monito: “La Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro ha riproposto alla attenzione delle opinioni pubbliche una piaga che non accenna a sanarsi. Un richiamo che, in verità, giunge dalle dolenti note di ogni giorno. Le cronache ci restituiscono, pressoché quotidianamente, notizie di lavoratrici e di lavoratori che perdono la vita o rimangono infortunati, nello svolgimento delle loro attività. La sicurezza sul lavoro resta un impegno, un dovere, che non consente rinunce o distinguo. Tra luoghi di lavoro e in itinere sono oltre mille le vite spezzate ogni anno”. Una strage silenziosa, inaccettabile. “Nel ricordarle, rinnovando la vicinanza alle famiglie delle vittime, ribadiamo che si tratta di un tributo inaccettabile – ha proseguito Mattarella -. La lotta alle incurie, all’illegalità, alle imprudenze deve coinvolgere tutti. Imprenditori, lavoratori, istituzioni, società. Sono le cronache a intimarci che ciò facciamo non è ancora abbastanza per tutelare la salute di chi lavora”.

Una questione di civiltà

Quindi il Presidente ha aggiunto: “Deve migliorare l’organizzazione, il rispetto delle regole, la cultura della sicurezza comune. Le imprese italiane che fanno dell’innovazione e della qualità il cuore del loro impegno sono tante. E costituiscono un traino. A rafforzare il modello contribuisce la cura degli ambienti e delle relazioni umane, la partecipazione dei lavoratori alla vita delle imprese, la sintonia con le comunità e i territori che fa crescere efficienza e competitività delle aziende”. Dopo aver ringraziato i sindacati per il loro impegno e ribadito che “il dialogo sociale non deve cessare mai”, un pensiero il Presidente l’ha dedicato ai giovani. Che in Italia non trovano un lavoro che li convinca a metter su famiglia.

Non è un Paese per giovani

“L’altro punto critico da intendere come riserva di potenziale sviluppo è il lavoro dei giovani. Ancora troppo alta l’età di ingresso nel mercato del lavoro. Nella nostra società i giovani sono poco ascoltati. C’è una scarsa attenzione alla loro maturazione e alla loro indipendenza”. E ancora, Mattarella tira le orecchie al precariato: “Se guardiamo ai lavoratori definiti indipendenti che lavorano per un solo datore – insomma lavoratori autonomi senza autonomia – scopriamo che la parte più consistente è formata proprio da under 30”. Le conseguenze di un sistema Paese che non ascolta i giovani sono, da anni, sotto gli occhi di tutti: “Sono numerosi i giovani ben istruiti che lasciano il nostro Paese per lavorare all’estero. Sono più di quelli che vengono in Italia. Nell’interesse del Paese questa tendenza va invertita. Nostri giovani lasciano l’Italia, altri arrivano. Il sistema produttivo reclama manodopera: c’è di che riflettere”.

I numeri dell’Istat

E, per aiutare la riflessione, sono giunti ieri i dati sul mercato del lavoro ad aprile diramati dall’Istat. E le notizie non appaiono così rassicuranti. Già, perché l’occupazione risulta in lieve calo, così come la disoccupazione. Purtroppo, la diminuzione degli occupati (pari allo 0,1% per una perdita stimata in circa 12mila posti di lavoro) riguarda proprio le fasce più deboli della popolazione in età lavorativa. E cioè le donne e i giovani tra i 15 e i 24 anni, lambendo pure gli over 50. Cresce, invece, il numero di occupati tra gli uomini e nella fascia d’età tra i 25 e i 49 anni. Contestualmente scende pure la disoccupazione (-2,8%) e si attesta adesso al 5,2%. Purtroppo, però, sale quella giovanile e si attesta adesso al 18,1%, in aumento dello 0,6%. Un (ulteriore) problema però è costituito dal numero degli inattivi, coloro che non studiano né lavorano né tantomeno cercano più un impiego. Il tasso di inattività è salito al 34,1%, coinvolgendo sempre più ragazzi, di entrambi i sessi, tra i 15 e i 24 anni.

Il mismatch che penalizza tutti

Uno dei punti decisivi l’ha centrato il ministro al Lavoro Marina Elvira Calderone che ha deplorato il “disallineamento delle competenze” che finisce per frenare la crescita. Detta in altre parole, il lavoro c’è ma non si trovano coloro che possano svolgerlo. È un problema, sicuramente, anche di retribuzioni nel Paese delle paghe basse. Ma pure, se non soprattutto, di mismatch, dell’incapacità di far incrociare l’offerta e la domanda di lavoro per quanto riguarda l’Italia. Un tema, questo, decisivo e che adesso diventa centrale per dare un futuro, certo, al Paese.


Torna alle notizie in home