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Italia – Albania: maxi operazione dopo l’omicidio Diviesti

L'esito della inchiesta congiunta tra Bari e Tirana

di Giorgio Brescia -


All’alba di oggi, un’imponente operazione antimafia transnazionale ha colpito duramente l’asse criminale Italia – Albania. Un’inchiesta coordinata dalla Dda di Bari e dalla Spak di Tirana, sotto l’egida dell’Agenzia europea di cooperazione penale Eurojust. Le indagini hanno portato all’esecuzione di 14 misure cautelari (10 in carcere, una ai domiciliari e tre obblighi di firma). I reati spaziano dall’omicidio volontario al riciclaggio internazionale di capitali.

Italia – Albania: i traffici dei clan

Al cuore del caso si trova la tragica fine di Francesco Diviesti, parrucchiere ventiseienne di Barletta scomparso la notte del 25 aprile dell’anno scorso. Gli inquirenti ritengono che Diviesti sia stato attirato in una trappola mortale. Freddato con molteplici colpi d’arma da fuoco sparati da pistole di diverso calibro e il suo corpo dato alle fiamme. Tutto avvenuto all’interno di un rudere rurale tra Canosa e Minervino Murge per distruggere ogni prova.

L’identificazione della vittima è stata possibile solo tramite complesse analisi del Dna su resti semicarbonizzati.

Gli indagati

L’ordinanza ha blindato le posizioni dei cinque indagati principali: Nicola e Saverio Dibenedetto, Antonio Lanotte, Francesco Sassi e l’albanese Igli Kamberi, accusati di omicidio aggravato dal metodo mafioso.

Parallelamente, l’inchiesta ha svelato una sofisticata rete finanziaria a Tirana dedicata al riciclaggio dei proventi del narcotraffico gestito in Puglia, rivelata anche grazie a tre collaboratori di giustizia.

Il sodalizio movimentava milioni di euro in contanti attraverso la frontiera, avvalendosi di “cash mules” compiacenti che fungevano da spregiudicati corrieri.

Il fenomeno, gli episodi recenti

Le transazioni illecite documentate in un precedente episodio superano i 5 milioni di euro. E hanno portato al sequestro preventivo di un imponente impero economico in Albania, inclusi ristoranti di lusso, società di costruzione, agenzie immobiliari e persino emittenti televisive.

L’operazione “Ura” dell’anno scorso aveva rappresentato una risposta decisiva alla moderna criminalità transnazionale, capace di integrare la ferocia delle esecuzioni con raffinate architetture societarie oltre Adriatico.


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