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Attualità

Perché l’industria Ue non reggerebbe un’altra crisi energetica

Dagli stoccaggi a secco alle scelte (sballate) del 2022: ora è l'ultima chiamata per la produttività

di Maria Graziosi -


Industria Ue. Ovvero scambiare il giorno con la notte. Ecco, più o meno, quello che sta accadendo sul mercato del gas. L’analisi di Equinor mette l’Europa con le spalle al muro. C’è un problema, grosso, che riguarda la stagionalità. Detta meglio, il gas potrebbe costare più adesso, con l’estate che s’avvicina, che in inverno. Ciò per una questione di una banalità disarmante. Il conflitto in Iran, la strozzatura di Hormuz, potrebbe far schizzare i prezzi a fronte di consegne e produzione decisamente in ribasso. Lo scenario plausibile è quello dei 90 euro al megawattora. Un orizzonte che, in linea nemmeno troppo teorica, sarebbe il peggiore per l’industria europea. Già, perché la sfida per l’industria Ue è resistere.

Industria Ue: cosa è successo quattro anni fa

La crisi innescatasi con lo stop alle forniture russe post-guerra in Ucraina ha avuto, tra le sue conseguenze, quella di una politica monetaria rigida e austera. Una decisione che, scolasticamente, sembrava giusta. L’inflazione schizza, l’unica è alzare il costo del denaro. Peccato, però, che gli effetti di una scelta nemmeno troppo creativa abbiano portato a stangare l’industria, incapace di andare avanti senza finanziamenti, ormai impossibili, costretta ad alzare i prezzi e a tenere fermi i salari. Persino, o forse soprattutto, in Germania. Insomma, ci si è posti da soli fuori dal mercato. E gli effetti hanno finito per agevolare la concorrenza straniera (leggi asiatica). Secondo le considerazioni del capo di Confindustria Emanuele Orsini, riportate anche in un documento che Italia, Francia, Olanda, Spagna e Lituania hanno presentato a Bruxelles chiedendo più barriere al dumping, s’è perso già un milione di posti di lavoro. Il risultato è che oggi l’economia non reggerebbe rincari energetici pari nemmeno alla metà di quelli registratisi nel 2022 quando raggiunsero i 200 euro al Mwh. Ma sono ancora tutti lì. A decidere come inguaiarci ancora una volta.


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