La corsa all’Ia può riportarci a scenari da Guerra fredda
La corsa all’intelligenza artificiale rischia di diventare una nuova corsa agli armamenti. Solo che stavolta, mentre tra i “padri” dell’Ia c’è chi lancia l’allarme, Donald Trump sceglie di accelerare (per non perdere la corsa con la Cina).
Alcuni dei protagonisti delle big tech chiedono prudenza davanti a sistemi che potrebbero diventare sempre più autonomi e difficili da controllare. Perfino dentro le aziende cresce il timore che la competizione commerciale stia correndo più veloce della capacità di governarla. La Casa Bianca, invece, la vede in modo più semplice: ogni limite imposto agli americani potrebbe diventare un vantaggio per Pechino.
Così la sicurezza finisce subordinata alla gara per la supremazia tecnologica. Ma il rischio è gigantesco. Al di là degli allarmismi, non si può negare che una tecnologia capace di entrare nelle reti, manipolare informazioni, facilitare attacchi informatici o accelerare la progettazione di armi pone problemi che il mercato da solo non può (e non vuole) risolvere. Ecco perché devono intervenire i governi. Durante la Guerra fredda Usa e Urss capirono che alcune tecnologie erano troppo pericolose per essere lasciate senza regole. Oggi, mentre la nuova corsa agli armamenti è già cominciata, l’auspicio è che l’escalation ancora una volta si risolva in un equilibrio basato sulla deterrenza.
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