Salta all'ultimo il dietrofont sul riarmo Nato al 5% del Pil, Giorgetti prova la trattativa: "Non c'è solo la Deroga"
La battaglia per la difesa della Spesa. O per la spesa della Difesa. Ci sarà da divertirsi, altroché. Perché siamo nel bel mezzo di una trattativa. Da una parte il governo italiano, dall’altro la Commissione europea. In mezzo, però, ci son finiti un po’ tutti. C’è finita, per dire, pure la Nato. In Senato, infatti, era spuntata una mozione chiara, limpida e cristallina. Sottoscritta da tutti i partiti della maggioranza. Un “mandato” che il Parlamento conferisce al governo. Tra i punti c’era, perché poi è stata stralciata, anche la rimodulazione degli investimenti in armi in sede atlantica. L’articolo 8 prevedeva la “revisione degli obiettivi più ambiziosi”, tra cui il 5% in spese per la Difesa pur confermando di aver (già) speso il 2% (pari a 45 miliardi) nel 2025 in questo capitolo. La notazione è però sparita nel momento stesso in cui la mozione è approdata al Senato per la votazione. Un segnale, forse. Chissà.
Spesa e Difesa, a Bruxelles si muove qualcosa?
Fatto sta che da Bruxelles qualcuno, almeno a parole, ha intonato una posizione meno assertiva nei confronti delle richieste che arrivano dall’Italia. E quel qualcuno è stato l’arcigno Valdis Dombrovskis, un uomo chiamato rigore, che ieri aveva mandato avanti un portavoce a cantare il solito rosario del debito e dei fondi che ci sono e che possono essere utilizzati ora. “Stiamo esaminando la questione”, ha detto a chi gli chiedeva cosa si fosse detto con il ministro italiano all’Economia e alle Finanze, Giancarlo Giorgetti, nel bilaterale avuto a margine del G7 Finanze di Parigi. Lui, Giorgetti, non esclude la possibilità che una trattativa possa pur trovare un punto di caduta (abbastanza) soddisfacente per entrambe le parti. Epperò è proprio il capo del Mef ad ammettere che si tratta di un negoziato difficile.
Non c’è un euro, bambole
Pure perché Bruxelles s’è già svenata abbastanza tra Next Generation Ue e, soprattutto, prestiti all’Ucraina. Ursula von der Leyen, che non sa più dove sbattere la testa, ha detto che saranno messi in circolo i danari che arriveranno dall’Ets per raggiungere l’ambizioso obiettivo dell’elettrificazione dell’Europa. Ci vuole l’elettrificazione, ha sentenziato la Capa della Commissione Ue, perché bisogna liberarsi da petrolio e gas dal momento che fintanto che l’Europa ne rimarrà dipendente non ci sarà mai una possibilità vera per rendersi indipendenti. “L’elettrificazione e le energie pulite prodotte in Europa sono la strada verso l’indipendenza. Ma dobbiamo anche garantire che queste tecnologie vengano sviluppate e prodotte in Europa. Abbiamo solide basi, dall’eolico offshore agli elettrolizzatori. E due terzi delle pompe di calore europee sono prodotte qui”, ha detto. Scordandosi, evidentemente, che le industrie (e quelle italiane che pagano la bolletta più salata di tutti in Europa) non funzionano con le “solide basi” e che il nucleare, Pichetto dixit, non sarà attivo prima di dieci anni. Che si fa, nel frattempo che siamo tornati, in termini di retorica, indietro di qualche anno? Boh. Intanto, rispetto a prima, c’è da notare la differenza, sostanziale, che denari ce ne son pure di meno. Spesa e Difesa, o Difesa della Spesa.
I casi tedeschi influenzano il futuro di tutti
Occorrerà, dunque, tanto, ma tanto, pensiero laterale per trovare una soluzione che metta tutti d’accordo. “Non c’è solo la deroga, ci sono tante vie per arrivare al risultato e le stiamo esplorando tutte – ha affermato il ministro all’Economia -, c’è l’aggiornamento dell’andamento della finanza pubblica, ci sono tante sfumature e tante interpretazioni che con buona volontà possono offrire una via d’uscita”. Ma fa rabbia, e tanta, pensare che la clausola di salvaguardia non si possa attivare perché Merz, che pure aveva sottoscritto un patto con Meloni per la competitività dell’industria, ha un problema politico con Afd e quindi è costretto a inseguire la retorica oltranzista di Alice Weidel sul Patto di Stabilità e le condizioni (capestro) da imporre agli altri in nome della tutela dei soldi dei “contribuenti tedeschi”.
Accise e Giorgetti
Intanto proprio Giorgetti ha confermato l’ulteriore estensione del taglio alle accise già ventilato da Matteo Salvini. Serviranno i soldini, per farlo. Appunto. E occorrerà trovarli entro, e non oltre, la giornata di venerdì quando si terrà il nuovo incontro del consiglio dei ministri. Nel frattempo, il Parlamento europeo ha approvato i dazi sull’alluminio abbassando le quote per l’import. Contestualmente ha deciso di inasprire ancora di più le quote per gli investimenti esteri nei settori più delicati. Dalla Difesa, appunto, fino alle terre rare e all’energia. Con il dinamismo che contraddistingue Bruxelles, poi, sono iniziati i pre-colloqui per capire se a Marghera potrà sorgere il sito di stoccaggio per le materie rare annunciato dal ministro all’Industria Adolfo Urso. Se ne parlerà con calma, per carità.