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Politica

E’ ancora allarme sovraffollamento in carcere

di Giuseppe Ariola -


Da un lato il piano carceri voluto dal governo per aumentare la capienza degli istituti penitenziari di 10 mila posti entro la fine del 2027, dall’altro la fotografia scattata da Antigone che lancia ancora una volta l’allarme sovraffollamento che ha sfondato quota 139%. Nel mezzo la ritrovata centralità, sospinta dalle nuove indagini sul delitto di Garlasco, del dramma degli errori giudiziari, delle ingiuste detenzioni e il caso della grazia a Nicole Minetti, che per sua fortuna non ha trascorso un solo giorno in prigione. Si tratta di circostanze che apparentemente non hanno nulla a che fare l’una con l’altra. Eppure, ciascuna di loro accende un faro enorme sul sistema giudiziario e su quello penitenziario.

Il sovraffollamento come regola

Sugli innocenti che finiscono in carcere a causa di giganteschi errori, come un’intercettazione trascritta o anche solamente interpretata male, su condannati la cui colpevolezza non è dimostrata oltre ogni ragionevole dubbio e anche su come per i reati che non sono connotabili come socialmente pericolosi sia possibile e auspicabile procedere con pene alternative a quelle detentive. Soprattutto se si costringono in cella con le madri dei bambini. A fine marzo erano 26. Il filo conduttore di tutti questi esempi è l’impatto sui penitenziari dove il sovraffollamento è diventato la regola. Di fatto bisogna fare i conti con un modello fuori controllo, forse addirittura fuorilegge, che Antigone definisce come “sempre più lontano dal dettato costituzionale e sempre meno capace di garantire sicurezza”.

I dati

I numeri, infatti, non raccontano solo di un gravissimo sovrappopolamento nelle strutture detentive, il che già di per sé mina gravemente i diritti dei carcerati, ma anche di ben 106 suicidi dal 2025 a oggi e di oltre un quinto dei detenuti soggetto ad atti di autolesionismo. Se questo è il contesto, non meravigliano le denunce di quanti sostengono che, viste le condizioni, i penitenziari non sono neanche lontanamente idonei a rappresentare luoghi dove oltre a scontare la pena trovi effettiva applicazione anche il principio della rieducazione del condannato. Difficile infatti scommettere sul reinserimento sociale di un individuo costretto in uno stato ben lungi dal poter essere definito civile. Tanto più se l’unico dato positivo è il calo del numero dei detenuti in carcerazione preventiva.

Come rispondere all’allarme del sovraffollamento delle carceri

Per questi casi si registra finalmente un trend in discesa che però, è giusto dirlo, sembra essere una buona notizia più per il sistema giudiziario che per il modello penitenziario, sul quale resta ancora tantissimo da lavorare. E proprio dal fronte delle toghe non manca chi approfitta dei dati del rapporto Antigone per attaccare il ministro Nordio rispetto a una situazione che “rimane drammatica” nonostante l’annuncio di “piani straordinari”. Il gruppo AreaDg si spinge fino a sostenere l’esigenza di “rifondare il sistema penale ripensando le fattispecie effettivamente meritevoli di punizione”. Una visione che convince ma che andrebbe sviluppata di pari passo a una maggiore attenzione, responsabilizzazione e prudenza da parte di chi è chiamato a giudicare. Perché di certo reati e pene sono stabiliti dalle leggi, ma colpevolezza o innocenza sono decise nei tribunali. E qui proprio non si dovrebbe sbagliare.


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