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La Fenice interrompe “ogni futura collaborazione” con Beatrice Venezi

di Emily Gabrielli -


La Fondazione Teatro La Fenice ha deciso di interrompere ogni futura collaborazione con Beatrice Venezi. La scelta è stata formalizzata dal sovrintendente Nicola Colabianchi, attraverso una nota dai toni istituzionali ma inequivocabili, in cui emergono concetti come incompatibilità, rispetto e tutela dell’ente. Dietro il linguaggio ufficiale si intravedono però mesi di tensioni crescenti.

La Fenice e Beatrice Venezi: un rapporto complicato

Il rapporto tra la direttrice e l’orchestra era infatti da tempo segnato da difficoltà, alimentate da dichiarazioni pubbliche e prese di posizione. A incidere in modo decisivo sarebbe stata un’intervista rilasciata il 23 aprile al quotidiano argentino La Nación. In quell’occasione, Venezi aveva descritto il funzionamento interno dell’orchestra sostenendo che i posti “si passano praticamente di padre in figlio”. Un’affermazione che, più che aprire un nuovo fronte polemico, ha reso evidente una frattura ormai insanabile.

Per un’istituzione come la Fenice, dove l’ingresso avviene tramite concorso pubblico, quelle parole sono state percepite come una messa in discussione della trasparenza e della legittimità dell’orchestra stessa. Un passaggio difficile da ricomporre, soprattutto considerando che Venezi avrebbe dovuto assumere l’incarico dopo l’estate.

A quel punto, la Fondazione ha optato per una linea netta: prendere le distanze, ribadire i propri valori e chiudere definitivamente il rapporto. Anche dal fronte sindacale è arrivato un sostegno alla decisione: il segretario della CGIL Venezia, Daniele Giordano, l’ha definita inevitabile, pur ritenendola tardiva.

Sul piano istituzionale, il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha confermato la fiducia nel sovrintendente.

Diverso il tono in ambito politico. Il capogruppo del Movimento 5 Stelle al Senato, Luca Pirondini, ha parlato apertamente di “teatrino”, chiedendo scuse e individuando responsabilità precise.

Fin dall’inizio, la nomina di Venezi aveva suscitato perplessità tra i lavoratori del teatro, sia per le modalità della scelta sia per un profilo artistico ritenuto non adeguato.


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