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La guerra in casa: la crisi impatta il mercato immobiliare

di Giovanni Vasso -


La guerra in casa. Ovvero, tanto lavoro per nulla. Tante speranze, tanta fatica e basta un missile (più di uno, purtroppo, a dire la verità) e tutto torna a disfarsi. Il 2026 poteva essere l’anno buono per il rilancio del mercato immobiliare. Ne avrebbero giovato tutti. Più credito, più mutui, più economia che gira. Poi è arrivata la guerra, con tutto ciò che, purtroppo, abbiamo visto. E se il mercato immobiliare, come riferisce Nomisma, aveva inaugurato l’anno con dati tutto sommato soddisfacenti e promettenti, ecco che tutto sfuma. Insieme alla paura che, adesso, si blocchi tutto. E che gli aumenti si facciano sentire, fin troppo, pure sui mutui.

La guerra in casa: l’immobiliare trema

Le tensioni internazionali hanno un prezzo. E quel costo lo paghiamo tutti. Anche chi vuole comprare casa, chi l’ha già fatto accendendo un mutuo, chi avrebbe voluto acquistarla (o venderla) e dovrà aspettare ancora. Perdendo tempo che, come si sa, è denaro sonante. Le previsioni di Nomisma non sono rincuoranti. Con il costo del denaro che sale, e con la fine della politica monetaria espansiva, le stime son quelle di un rallentamento sostanziale. La crescita ci sarà ma non andrà oltre l’1,8% comprendendo non più di 780mila transizioni complessive. Un dato che va letto, chiaramente, in comparazione con quelli dell’andamento del mercato per il primo trimestre di quest’anno quando s’era registrato un aumento delle compravendite superiore al 6%. L’unica è convincere gli italiani che possono a spendere per acquistare il più classico dei beni rifugio. L’investimento nell’immobiliare, dopo le tensioni sull’oro che, per molti analisti avrebbe mostrato addirittura delle lacune nel proteggere i capitali, resta la via maestra per difendere i propri risparmi dall’erosione dell’inflazione.

I pensionati comprano di più e fittano di meno

Questa è e rimane una delle motivazioni più importati, e decisive, che spingono all’acquisto di una nuova abitazione. E che agisce specialmente nei confronti degli adulti. Stando ai numeri pubblicati da Tecnocasa, i pensionati che hanno deciso di acquistare e non semplicemente di affittare un’abitazione sono aumentati. Un trend che riguarda poco meno dell’80% dei seniores e che si sta affermando da un po’ di tempo. Rispetto al 2022, dopo il Covid e a cavallo della crisi ucraina, gli anziani che preferivano affittare erano molti di più, quasi il 30%. %. I pensionati che hanno comprato casa nel 2025 lo hanno fatto per viverci nel 69,8% dei casi (abitazione principale), per investimento nel 18,9% e per la casa vacanza nell’11,3% dei casi. Rispetto al 2024, però, si registra una contrazione degli acquisti per investimento, scesi dal 22,1% al 18,9%. Un dato che, evidentemente, risente degli andamenti dei mercati: nel 2025, per Tecnocasa, la quota di investitori (di tutte le età) in Italia scende dal 19,0% al 17,9%. La maggior parte delle compravendite da parte di pensionati riguarda al solito, l’acquisto dell’abitazione principale, con una quota che nel 2025 raggiunge quasi il 70% delle compravendite, mentre nel 2024 si fermava intorno al 65-66%.

Il nodo delle materie prime

La crisi morde, per tutti. E fa schizzare i prezzi, ridimensionando i volumi di mercato. E non è solo una questione di tassi alti o di costo del denaro. È, innanzitutto, un problema (anche) di materie prime. “L’aumento dei costi delle materie prime – spiega Fabiana Megliola responsabile Ufficio Studi Tecnocasa – potrebbe penalizzare le nuove costruzioni e frenare i progetti di ristrutturazione, indirizzando l’attenzione verso abitazioni in buono stato e incrementando la scontistica sugli immobili da riqualificare. Un conflitto prolungato rischia anche di rallentare la ripresa del comparto manifatturiero italiano, incidendo sulle decisioni di investimento delle imprese, incluse quelle inerenti al real estate”. Il conto sarebbe salato. Per tutti. La guerra in casa. Appunto.


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