La leva militare in dormiveglia
II ritorno del dibattito sulla leva militare in Italia, tra norme mai abrogate, liste comunali aggiornate ogni anno e un governo che lavora a una riserva ausiliaria
La leva richiama ricordi di padri e nonni, ansie che sembravano archiviate, e una domanda che negli ultimi mesi circola con insistenza: può realmente tornare? Con l’Europa che fa i conti con la guerra dilagante e un clima internazionale che non concede tregua, il tema ha smesso di essere materia per i soli addetti ai lavori e si è prepotentemente presentato al tavolo della politica italiana. Non come ipotesi remota e possibile, ma come questione da affrontare nell’immediato.
In Italia la leva militare obbligatoria non è stata abolita. È stata sospesa. Una distinzione che per anni è stata confinata solo nei manuali di diritto.
Sospesa, ma non cancellata
La legge 226 del 2004 ha sospeso, dal primo gennaio 2005, il servizio di leva obbligatorio. Ma la cornice normativa che ne consentirebbe la riattivazione è rimasta integra. Le condizioni che rendono possibile il reclutamento obbligatorio sono due: la deliberazione dello stato di guerra da parte delle Camere, oppure il verificarsi di una grave crisi internazionale in cui l’Italia sia coinvolta direttamente o in ragione della sua appartenenza alla Nato. In entrambi i casi, la chiamata alle armi seguirebbe una logica graduale e non colpirebbe tutti indiscriminatamente.
Leva militare in Italia: chi verrebbe chiamato e in quale ordine
In uno scenario di mobilitazione, i primi a rispondere sarebbero i militari in servizio permanente: Esercito, Marina, Aeronautica, Carabinieri e Guardia di Finanza. A seguire, verrebbero richiamati gli ex militari che hanno lasciato le divise da meno di cinque anni. Solo in un terzo momento la chiamata si estenderebbe ai civili, tra i 18 e i 45 anni, previa visita medica di idoneità. Sono esentati alcuni corpi, come i Vigili del Fuoco, la Polizia penitenziaria e la Polizia locale. Il primo filtro, per i civili, sarebbe quello medico: l’inidoneità fisica o psicologica rappresenta la principale causa di esclusione.
Le liste comunali
Molti italiani hanno scoperto che i propri figli nati nel 2008 erano comparsi in un elenco pubblicato online dai Comuni. Si tratta di un adempimento anagrafico che non si è mai interrotto. Ogni anno, entro il 31 gennaio, viene pubblicato all’Albo Pretorio il manifesto relativo all’obbligo di leva dei giovani maschi che compiono 17 anni nell’anno in corso. Non è necessario fare nulla: l’iscrizione è automatica e non comporta alcun obbligo immediato. Le donne possono arruolarsi nelle Forze armate su base volontaria, ma non sono inserite automaticamente nelle liste obbligatorie.
Il governo al lavoro
Nel giugno 2025, il governo Meloni ha avviato i lavori su un ddl che prevede il richiamo di circa 10 mila ex militari volontari, per creare una riserva militare ausiliaria da impiegare in caso di conflitti internazionali. Il ministro Crosetto ha sempre ribadito la propria posizione: servono militari professionisti, non una leva generalizzata. La proposta della Lega prevede invece sei mesi di servizio militare o civile per i giovani tra i 18 e i 26 anni, da svolgersi preferibilmente nella propria regione.
Nel resto d’Europa la Svezia, Lettonia e Lituania hanno reintrodotto la leva negli ultimi anni. In Germania tutti i diciottenni dovranno registrarsi alle liste ministeriali, con un servizio volontario retribuito fino a 2.300 euro al mese.
Nessun allarme, ma anche nessuna leggerezza
L’iscrizione nelle liste di leva comunali non equivale a un ordine di partenza. È un meccanismo previsto dalla legge, dormiente ma non eliminato. Questo è il punto da chiarire contro gli allarmismi che si moltiplicano online in questi giorni. Ciò che è cambiato, però, è il contesto. E quando questo cambia, si modificano anche le domande che i cittadini hanno diritto di porsi. Si può rifiutare la chiamata? In caso di guerra dichiarata, la Costituzione nega questo diritto. Una risposta scritta ottant’anni fa da chi aveva vissuto in prima persona la guerra e sapeva che certe scelte non possono essere lasciate al singolo. Eppure, proprio quella durezza costituzionale ricorda a tutti che la pace non è uno stato permanente, ma un equilibrio da custodire ogni giorno. E che il modo migliore per non dover mai rispondere a quella chiamata è fare in modo che non arrivi mai.
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