La Sicurezza sanguina e la Giustizia dispone
In Italia la sicurezza spesso funziona. È ciò che accade dopo a funzionare un po’ meno. La polizia arresta, identifica, consegna e la giustizia vaglia. Mohammed Saidi, irregolare e senza fissa dimora, era stato arrestato per danneggiamento e tentato furto. Rimesso in libertà con il divieto di dimora a Milano, provvedimento di notevole suggestione letteraria, è rimasto in città e poche ore dopo, nella stazione Duomo, ha sfregiato una giovane donna e con lei la dea bendata della nostra giustizia. Il divieto non ha impedito la dimora. L’arresto non ha impedito la libertà. La libertà non ha impedito il coltello.
Oltre Milano, i casi in tutta Italia
Tutto formalmente ordinato, fino al sangue. A Lavinio, nel territorio di Anzio, uno straniero irregolare arrestato dopo una tentata rapina ha colpito un poliziotto al volto, provocandogli una frattura scomposta del naso che richiederà un intervento chirurgico. L’arrestato è tornato libero. A Sondrio un quarantanovenne straniero ha aggredito i poliziotti intervenuti dopo una notte di violenza. Arresto convalidato, obbligo di dimora.
A Comiso un tunisino già ai domiciliari ha aggredito un agente, è evaso, è stato arrestato, processato per direttissima, rimesso in libertà. Non sono formule giuridiche sbagliate. Sono decisioni che, sommate, sigillano la distanza tra la realtà e la giustizia. A Milano, un egiziano irregolare e con precedenti ha minacciato con un coltello quattro volontari dei City Angels, poi ha aggredito gli agenti e ha dichiarato di appartenere all’Isis. Non sappiamo se sia un terrorista. Ma era armato, violento e già noto. Il sistema ha individuato come priorità una possibile perizia psichiatrica. Necessaria, purché non diventi la porta da cui la realtà esce dal processo e l’impunità vi entra.
Il caso di Torino
Per un poliziotto il cui operato è stato censurato durante un servizio di ordine pubblico, la Procura chiede gli arresti domiciliari. È accaduto a Torino. Il giudice li ha respinti, disponendo la sospensione dal servizio. Resta da capire dove potesse fuggire un agente identificato, residente e sottoposto alla disciplina della Polizia di Stato. Forse con la volante. Non si invoca impunità. Si invoca aderenza alla realtà, che non può significare colpevolezza anticipata. Per il violento si cercano spiegazioni. Per il poliziotto aggravanti. Per il primo si teme il pregiudizio. Per il secondo basta il sospetto.
È il garantismo inverso. Il Picchio non considera l’immigrazione una colpa. La dignità non dipende dalla nazionalità, dal colore della pelle o dal luogo di nascita. Ma violenza, recidiva e sostanziale impunità hanno superato la soglia della tolleranza civile. Negarlo non è antirazzismo. È rimozione della realtà. E la realtà rimossa torna, spesso con il coltello.
La polizia ferma. La giustizia dispone. Il territorio subisce. Poi un agente sbaglia e il sistema scopre rapidità, rigore e urgenza cautelare. In questo cortocircuito avanza Vannacci. Non per ciò che dice, ma per ciò che non è stato riformato. Ogni coltello restituito alla strada, ogni divieto rimasto sulla carta, ogni disparità percepita regala voti a chi promette ordine senza limiti. Le culture democratiche devono distinguere il garantismo dall’irresponsabilità.
Il Paese ha bisogno di una visione riformista e liberale che restituisca equilibrio alla giustizia ed efficacia alla funzione civile della sicurezza pubblica. L’autonomia della magistratura non è irresponsabilità. Le garanzie non sono immobilismo. La tutela della collettività non è autoritarismo. Le politiche del Ministro dell’Interno non possono produrre pienamente i loro effetti se arresti, divieti e misure restano incapaci di contenere la pericolosità concreta.
Ma la responsabilità non può gravare solo sul Governo. Chiama in causa la giustizia e tutti i partiti che siedono in Parlamento. E la risposta non può essere il bipopulismo dell’ordine senza limiti e del garantismo senza realtà. Tocca alle Camere correggere un sistema che non protegge più né i cittadini né chi li difende. Ma l’Italia funziona così. La sicurezza arresta. La giustizia dispone. I gruppi parlamentari osservano. Il poliziotto va sotto i ferri. E la ragazza, non avendo competenze legislative né perizie da invocare, si limita a sanguinare. Qualcosa non va.
Torna alle notizie in home