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Politica

Legge elettorale, Ciriani esclude dimissioni del governo Meloni: “Un episodio”

Altro che dimissioni, l'esponente del governo Meloni rintuzza le opposizioni: "La legge elettorale? Si continua al Senato"

di Giovanni Vasso -


Niente dimissioni, nessun ritorno al voto: il governo Meloni non molla e Luca Ciriani stronca le speranze delle opposizioni. È bastata una dichiarazione del ministro ai Rapporti col Parlamento a “chiudere” il caso. O, almeno, a chiudere il capitolo delle dimissioni e a replicare agli strali che arrivano dalle minoranze e dal Campo Largo. A Skytg24, Ciriani è netto: “Non intendiamo concludere la nostra esperienza di governo. Abbiamo lavorato bene per quattro anni, c’è stato questo episodio di ieri che intendiamo superare”. Un inciampo, o poco più.

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Il governo va avanti: niente dimissioni per Meloni

Il governo Meloni, dunque, non prende nemmeno in considerazione l’idea delle dimissioni. E Ciriani fa pure il punto della situazione relativamente alla “conta” dei franchi tiratori della maggioranza. “Saranno stati 20-25”, ha affermato il ministro. Che ha proseguito lanciano una stoccata pure a Vannacci e ai suoi: “Non è possibile sapere chi ha votato a favore o contro e questo vale anche per Futuro nazionale. Sapevamo che molti partiti anche nella maggioranza sono contrari alle preferenze: Forza Italia e Lega non hanno mai nascosto di essere almeno in parte contrari, ma volevamo dare un segno diverso. Avevamo cercato di convincere i nostri alleati che questa era una buona occasione per aggiungere un altro elemento positivo a una legge elettorale già molto positiva”.

Legge elettorale: si passa al Senato

L’iter della legge elettorale prosegue, altro che dimissioni del governo Meloni. Ciriani lo dice chiaro e tondo. “Chiudiamo domani o al massimo venerdì alla Camera, e già questo è un bel traguardo. Al Senato si può naturalmente modificare. Non so se al Senato riusciremo ad approvarla prima della pausa estiva, sicuramente a settembre sarà uno dei primi argomenti, se non il primo che affronterà il Senato”. E ancora: “Il programma prevedeva la conclusione del voto domani sera – ha aggiunto – vedremo come lavora la Camera. La priorità è chiudere questa legge elettorale, che andrà al Senato senza preferenze ed è un peccato”. Infine la considerazione politica: “È essenziale che la Camera voti questa legge, che non è per la Meloni. Chi ha un voto in più governa, esattamente la logica opposta a quella che abbiamo visto ieri delle trappole, degli inciuci, del voto segreto”.


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