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Esteri

L’assenza di sinistra in Ungheria e il centrodestra europeista nell’Unione

di Francesco Da Riva Grechi -


Molti a destra, in Italia ma non solo, vorrebbero una sinistra come in Ungheria, con una sola verità: semplicemente assente! Il paradosso della comunicazione politica italiana, invece, ci restituisce una sinistra trionfante per la vittoria di un leader di centrodestra Peter Magyar, del partito Tisza, delfino dello sconfitto, ma secondo, leader di destra, Viktor Orban e con un parlamento ungherese nel quale il terzo partito votato in queste elezioni è di estrema destra e si chiama Mi Hazánk Mozgalom che significa “Movimento Patria Nostra”.

La sinistra parlamentare in Ungheria evidentemente non c’è e non si capisce con quanta superficialità possa cantare vittoria quella italiana, che evidentemente non è abituata da tempo ad approfondire i temi sul tavolo, ma neanche con le analisi più improvvisate.

Il punto è che nella politica “pura”, soprattutto internazionale, come nel caso delle elezioni ungheresi, la sinistra italiana non può  giovarsi dell’abituale “tutoraggio” della magistratura che, per motivi correntizi, finisce sempre per agevolare la sinistra nel suo perenne perdente conflitto contro la destra politica in Italia.

Perché la tradizionale maggioranza moderata del nostro paese, che ha portato Giorgia Meloni alla guida del governo sfidando le ventilate epidemie, rovesci di borsa e invasioni di cavallette, ha voltato le spalle alla destra in occasione del referendum solo perché, almeno al sud, ha preferito una scelta conservatrice dello status quo costituzionale.

Su questa posizione tuttavia è stata portata molto più dalla magistratura che dalla sinistra politica, tutta concentrata nell’attaccare personalmente la premier. È per questo che la vera vincitrice del referendum è l’Associazione Nazionale Magistrati con la sua politica di mantenimento del potere e delle sue ormai intangibili correnti.

Il PD e gli altri partiti della sinistra si illudono che la vittoria del no al referendum si traduca in un vantaggio decisivo alle elezioni politiche quando verranno. Lo stesso vale per la fine di Orban, invece niente di buono per Giuseppe Conte e compagnia, solo più destra in Ungheria e più forza per la destra italiana in Europa.

Perché la destra italiana è già europeista e lo era anche prima quando in Ungheria c’era Orban. Per questo la propaganda di Elly Schlein non attecchisce avendo come base uno scenario in cui nel parlamento ungherese la sinistra non esiste ed in Europa c’è solo un centrodestra più europeista.

Esattamente questo è il modo corretto di commentare il voto in Ungheria: più centrodestra europeista nell’Unione Europea e meno sinistra in Europa.

L’incapacità della politica di sinistra di emanciparsi dalla forza protettrice della magistratura è destinata a portare disillusione e rammarico per coloro che vivono di propaganda e falsità. L’auspicio di una sempre maggiore forza per la destra ed il centrodestra europeo, dai conservatori ai popolari, e di una maggiore unità, è invece destinato ad essere coronato da più successo in tutta Europa in vista delle elezioni del 2027.

È questa la sfida di Giorgia Meloni, in Italia ed in Europa e la premier non scappa, mantenendosi sempre pronta a cogliere ed affrontare tutte le sfide che la politica internazionale e la crisi economica con le sue conseguenze sulle tasche degli italiani le impongono.


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