Politica

L’INTERVISTA – Il fedelissimo di Macron, Gozi: “Pd alleato se abbandonerà il M5S. I veti di Calenda aiutano l’avanzata delle destre”

di Edoardo Sirignano -

SANDRO GOZI RENEW EUROPE


“Il Pd potrà essere nostro partner solo quando abbandonerà il M5S e ogni forma di populismo. Incomprensibili i veti di Calenda, così aiuta l’avanzata delle destre”. A dirlo il parlamentare di Renew Sandro Gozi, già sottosegretario per gli Affari Europei e fedelissimo del presidente Macron.

Saltata l’ipotesi di una lista Renew?

Spero di no. Continuo a non veder alcun motivo politico per non presentare una compagine unitaria. Le europee non dovrebbero essere un regolamento di conti, ma il momento di fare i conti con la storia.

Qualora non dovesse venir meno il veto di Calenda, cosa succederà?

I veti non mi piacciono né a Bruxelles, né a Roma. In quel caso, come PDE/Renew faremo il massimo per eleggere i nostri deputati e ci riusciremo.

Qualcuno, intanto, continua a sostenere che in questo modo si evita un errore come il Terzo Polo…

Se fosse stato realizzato prima, il risultato sarebbe stato diverso. Detto ciò, è stato un passo importante. L’8%, raggiunto in un mese, non è una debacle. Se ci fosse stato anche l’apporto di +Europa, le forze vicine a Renew avrebbero superato l’11%. Non è giusto rinunciare alle alleanze tra liberali democratici e centristi. Anzi solo così si può frenare Meloni e l’avanzata delle estreme destre.

Questa la ragione per cui siete tanto interessati alle vicende nazionali?

Chi a Roma si sente risentito per le interferenze di Bruxelles commette un errore. Siamo nel 2024. Non c’è da meravigliarsi se qualcuno interviene fuori dai confini nazionali quando le cose non vanno per il verso giusto.

Tajani sostiene che lo spazio tra la premier e Schlein sarà occupato da Forza Italia. È d’accordo?

Tajani sta sognando o fa illusioni. La verità è un’altra, ovvero che da gregario di Fdi sta lavorando per svendere il Ppe all’estrema destra. I popolari devono scegliere se stare con Meloni, appoggiando l’avanzata delle destre, come propongono Tajani e Metsola, o tornare alla posizione originaria, una maggioranza europeista nella quale non c’è posto per Ecr. L’agenzia sull’antiriciclaggio, poi, è il chiaro simbolo di come Tajani non sia esattamente un super ministro.

Si è parlato in Italia spesso di incidenza di Macron. Esiste per davvero?

Macron fa il Presidente della Repubblica. Non si occupa, dunque, del partito né in Francia, né altrove. Renew, comunque, di cui Macron è leader, non può e non deve restare fermo né in Europa, né in Italia. Quanto succede a Roma incide e non poco sia a Parigi che a Bruxelles.

Le elezioni in Sardegna, intanto, sembrano rilanciare il centrosinistra. A suo parere è ancora possibile un’alleanza con un Pd, ormai appiattito sulle posizioni dei 5 Stelle?

Ho ascoltato Schlein alla convention della Bonino. Siamo su due posizioni diverse. Il Pd che Prodi e Veltroni volevano, a cui ho contribuito da giovane, non esiste più. Quello odierno è appiattito sui 5 Stelle e Schlein non ha tolto nessun voto al Movimento. Fino a quando Elly guarderà ai grillini non potrà essere un nostro partner. Qualora il Pd, invece, farà a Roma quanto fatto in Europa, ovvero staccherà la spina ai populismi, allora, tutto potrebbe cambiare.

Cosa ne pensa di Elly che si batte per la legalizzazione della cannabis?

Da iscritto del partito radicale, avevo presentato anche io una proposta di legge per la legalizzazione delle droghe leggere. Sarebbe la cosa migliore per lottare i traffici illeciti. Non è questo il punto di divisione con Schlein. Con tali provvedimenti, però, non si cambia l’Italia o l’Europa. Ci sono battaglie più importanti su cui siamo lontani.

Che idea si è fatto sul terzo mandato?

Sono sempre stato contrario a porre limiti alla libertà degli elettori. Mi sembrava un’idiozia quando nel Pd veniva sancito che un deputato poteva stare solo dieci anni in Parlamento. Fino a quando uno vince le elezioni dovrebbe stare in carica, governatore o sindaco di una grande città.

La Lega di Salvini, infine, perde Vannacci. Ancora una volta possiamo parlare di giustizia a orologeria?

Non conosco la vicenda, ma ritengo che la presunzione d’innocenza valga per tutti. Non ho mai usato la giustizia contro gli avversari. Anzi aspetto ancora le scuse da parte delle estreme destre per quanto ricevuto nel 2019. Se Meloni vuole dimostrare di essere cambiata chieda perdono a tutti coloro che ha messo alla gogna. Il garantismo, quando non erano al governo, non risultava essere la priorità per i vari Salvini, Donzelli, Urso e Delmastro.


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